Dopo 50 anni si chiude l’anello ferroviario

AnelloLe 60 imprese artigiane traslocano a Prima Porta e a Camposampiero partono i lavori infrastrutturali

ROMA – Un risultato che Roma attendeva da oltre 50 anni. Considerato da tutti i programmi politico-amministrativi delle ultime decadi come la chiave di volta dei progetti per la mobilità sostenibile, quello del completamento dell’anello ferroviario della Capitale diventa oggi finalmente realtà.

Questa mattina infatti alla presenza del sindaco Alemanno, è stato firmato l’atto che impegna le 60 imprese artigiane, di stanza a Camposampiero dal 1960, anno delle Olimpiadi a Roma, a spostarsi a Prima Porta. Gli artigiani troveranno dunque una nuova casa in un’area che, grazie a una trasformazione urbanistica, diventerà adatta alle loro attività permettendo così di dare un’accelerazione ai lavori infrastrutturali dell’ultimo tratto dell’anello ferroviario. Un’opera considerata strategica anche in vista della sfida per le Olimpiadi 2020.

“E’ dal ’93 – ha spiegato il sindaco, Gianni Alemanno – che si parla della cura del ferro; oggi usciamo dalla logica dell’alternativa tra il blocco delle opere infrastrutturali e lo strappo con alcune categorie. Noi non vogliamo tradire i piccoli imprenditori perché i grandi progetti non devono passare sopra le loro teste: i grandi progetti hanno senso solo se aiutano i cittadini”. Da oggi quindi, “dobbiamo correre come dei pazzi – ha continuato Alemanno – per realizzare le grandi opere. Faremo in fretta per approvare immediatamente le delibere e gli atti amministrativi che sono già pronti. Serve l’ok dell’Assemblea capitolina, ma mi auguro che tutti i gruppi politici vogliano farlo perché si tratta di un progetto condiviso da sempre”.

Fu proprio in occasione delle Olimpiadi del ’60 che gli imprenditori del consorzio ‘2 Ponti’, furono fatti spostare da varie parti della città nella zona dell’anello ferroviario. Quella della stazione di Tor di Quinto sarebbe dovuta essere una sistemazione provvisoria, ma alla fine è durata mezzo secolo. Adesso tutta l’area di via Camposampiero sarà bonificata per permettere il completamento dell’anello ferroviario del quale mancano ancora i due chilometri compresi tra Vigna Clara e il nodo Salaria. Nel print di Prima Porta, le imprese lavoreranno in strutture a norma di legge e avranno ciascuno un lotto con concessione novantennale da corrispondere in sessant’anni. Al loro fianco andranno anche, se lo vorranno, le altre 9 aziende extra consorzio.

La firma è stata accolta da unanime apprezzamento e soddisfazione. “Siamo di fronte a una svolta epocale – ha commentato il presidente della commissione Commercio di Roma Capitale, Ugo Cassone – che potrà cambiare nel corso dei prossimi mesi la vivibilità e la qualità della vita a Roma, e a tal fine faremo una battaglia convinta perché l’Assemblea capitolina deliberi immediatamente gli atti conseguenti”.

“Un vero e proprio momento storico per tutta Roma – l’ha definito Roberto Cantiani, presidente della commissione Mobilità del Comune di Roma. La firma ci consentirà infatti di procedere alla chiusura dell’anello ferroviario intorno alla Capitale, impossibile fino ad oggi proprio a causa della presenza delle imprese in questo quadrante della città. Gli interventi previsti per chiudere questo percorso su ferro – ha aggiunto Cantiani – andranno poi ad inserirsi e a potenziare il Nodo di Roma con la rete nazionale. Questo consentirà di ottimizzare i flussi di traffico a lunga e breve percorrenza a tutto vantaggio dei cittadini. Soprattutto – ha concluso il presidnete – la chiusura dell’anello ferroviario si inserisce tra le opere strategiche di crescita della città, anche in vista delle sfide future che ci apprestiamo ad affrontare”.

Plaudendo al traguardo storico ottenuto con la firma di oggi, l’assessore capitolino alla Mobilità, Antonello Aurigemma, ha aggiunto come “abbia fatto bene il sindaco a sollecitare i ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, le Ferrovie dello Stato e il Cipe a fare la loro parte e a sbloccare definitivamente il progetto, in modo che si possa consegnare alla città e all’Italia una infrastruttura di assoluta necessità”.

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