Enasarco, il 3 agosto inizia la battaglia legale al Tar

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Dismissione del patrimonio immobiliare. La partita tra gli inquilini e la fondazione finisce in tribunale

 

ROMA – La partita legale tra gli inquilini Enasarco e l’ente è ad un punto cruciale. Dopo mesi di riunioni con ospiti a sorpresa, denunce alla Asl, proteste e segnalazioni si è passati ai fatti. Il 3 agosto infatti gli inquilini discuteranno alla sezione 3bis del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio il ricorso presentato per contestare l’illegittimità dei prezzi stabiliti dalla Fondazione nella lettera di diritto di prelazione sulla vendita del patrimonio immobiliare.

Nell’udienza il Tar dovrà decidere in merito alle richieste presentate nell’interesse degli inquilini dall’avvocato Vincenzo Perticaro, e quindi se per le vendite degli immobili Enasarco debba essere applicata la legge sugli enti pubblici, oppure sollevare l’illegittimità costituzionale della legge di privatizzazione degli enti. In sostanza l’ente che è una fondazione che persegue finalità di pubblico interesse non può agire come una qualsiasi società privata a giudizio degli inquilini, e quindi nemmeno può fissare in modo unilaterale i prezzi degli immobili. Se il Tar dovesse decretare di applicare alle dismissioni dell’Enasarco la legge sopracitata, moltissimi cittadini potrebbero acquistare la casa agli stessi prezzi e con gli stessi benefici degli inquilini degli enti pubblici. Diverso il discorso se l’esito del ricorso dovesse essere negativo.

Intanto l’A.S.I.A USB che è a fianco della battaglia degli inquilini Enasarco, ha già indetto per il 3 agosto un presidio davanti al Tar del Lazio, in via Flaminia, che partirà dalle ore 9.

Di questo tema si è occupato oggi anche il Consiglio regionale, approvando all’unanimità una mozione, primo firmatario Luigi Nieri (Sel), in cui si impegna la giunta regionale su tre punti: sollecitare il governo a convocare il tavolo interistituzionale già istituito, al quale partecipano i ministeri competenti, il Comune di Roma, la Regione e le parti sociali interessate; sollevare in via incidentale di fronte alla Corte costituzionale l’illegittimità della norma che ha privatizzato gli enti; convocare il tavolo regionale sulla casa “per predisporre un piano per affrontare questa nuova emergenza con gli strumenti sia finanziari che legislativi già a disposizione” per la tutela dei cittadini coinvolti. “Quarantamila famiglie a rischio, soltanto a Roma, per l’aumento dell’affitto o lo sfratto. Si tratta degli inquilini degli enti pubblici privatizzati, il cui patrimonio immobiliare è stato già venduto, oppure sarà messo sul mercato a breve”. Lo comunica, in una nota, il Consiglio regionale.

Nel corso del dibattito Luigi Nieri ha spiegato l’entità del fenomeno: “Ci sono due diversi problemi: a chi ha deciso di non comprare la casa messa in vendita dall’ente 8 anni fa, sta scadendo il periodo in cui era garantita la permanenza nell’alloggio con un canone concordato; poi ci sono i grandi patrimoni, ad esempio dell’Enasarco, che stanno avviando la vendita. Insomma, è una nuova emergenza alla quale dobbiamo dare risposte”.

L’assessore alla Casa, Teodoro Buontempo, ha spiegato che serve “una legge nazionale che dia nuovamente una funzione sociale al patrimonio immobiliare degli enti privatizzati. La Regione da parte sua può intervenire con gli strumenti che ha a disposizione, con mutui agevolati e progetti di housing sociale innanzitutto, ma anche ricominciando a costruire case popolari. Alla fine del 2012 a Roma avremo 50mila famiglie con sfratto esecutivo, dobbiamo intervenire per tempo”.

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