Lo stato maggiore della cultura italiana a rapporto

CivitaDal ministro Galan a Gianni Letta, tutti all’assemblea Civita. Il segretario Ruberti: “Servono nuove gare e project financing”

ROMA – C’era tutto lo stato maggiore della cultura italiana nella Sala Pietro da Cortona di Palazzo Barberini per l’Assemblea annuale di Civita. Con il ministro dei Beni e delle attività culturali, Giancarlo Galan, erano presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta (presidente onorario dell’Associazione), il presidente Antonio Maccanico, il vice presidente Bernabò Bocca e il segretario generale Albino Ruberti, nonchè il presidente di Civita Servizi Luigi Abete, il soprintendente per il Polo Museale di Roma Rossella Vodret e il direttore di Palazzo Barberini Anna Lo Bianco.

Il Ministro Galan ha ringraziato Civita per aver individuato già 25 anni fa il ruolo della cultura come motore di sviluppo per l’economia del Paese e per aver svolto un ruolo di raccordo tra il mondo delle imprese e quello della pubblica amministrazione. Il Ministro ha sottolineato l’importanza di individuare soluzioni che incentivino il sostegno privato alla cultura, facendo in particolare riferimento a strumenti che permettano la trasparenza nella destinazione delle donazioni a favore della cultura. Inoltre, ha ribadito con forza la necessità di una fiscalità di vantaggio per chi investe nel settore culturale: “Un paese come l’Italia non può non avere una fiscalità specifica per il settore della cultura. Ci hanno provato in tanti, ma io credo che il dovere di un ministro della Cultura sia quello di insistere. Io sono pronto, spero che vinca la linea secondo la quale la cultura venga intesa come una risorsa e non come un costo”.

L’intervento “tecnico” è toccato al segretario generale, Albino Ruberti, che ha richiamato la doppia natura di Civita, cioè da una parte l’Associazione, che riunisce circa 190 imprese e che, oltre ad occuparsi del rapporto constante con le aziende associate, è impegnata prevalentemente in attività di ricerca, progettazione, promozione culturale e approfondimento scientifico. Dall’altra c’è Civita Servizi, che con i suoi soci – tra cui Fondazioni Bancarie (Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Fondazione Banco di Sicilia, Fondazione di Venezia), grandi gruppi editoriali (Giunti, De Agostini Editore), e imprese come Costa Edutainment, Anonima Petroli Italiana, D’Amico Società di Navigazione, Editoriale Progetto e Servizi, Cinecittà Entertainment, – è una Società appieno inserita nella realtà di quell’industria culturale che produce il 4% del PIL italiano, dando lavoro a circa 1.400.000 occupati e a 400.000 imprese. Dal 1999, Servizi opera nel settore delle gestioni museali, nell’organizzazione e promozione delle mostre, nella didattica, nella redazione di studi e progetti finalizzati alla valorizzazione del territorio e delle sue risorse.

“Fermo restando – ha detto Ruberti – che nessun privato potrà mai sostituirsi allo Stato e agli enti pubblici nell’amministrazione dei beni culturali, non solo e non principalmente per i notevoli costi di conservazione e gestione, ma anche per il valore fortemente pubblico insito in quei beni, è innegabile che l’introduzione di servizi ai visitatori e il loro affidamento ai privati hanno dato  risultati piuttosto significativi. Ben il 70% delle entrate dei musei statali proviene, infatti, da biglietteria, bookshop e attività didattica (dunque, in genere, da servizi), per una cifra complessiva che, nel 2009, ha sfiorato i 145 milioni di euro”.

Il Codice dei Beni Culturali, ha tentato di creare le condizioni per un rafforzamento del ruolo del privato proprio nell’ottica di una “forma integrata di gestione”, che metterebbe in rete servizi quali l’editoria, la vendita e distribuzione di cataloghi e audio guide, i servizi di accoglienza, di assistenza, di informazione e didattica, l’organizzazione di mostre e iniziative promozionali, la ristorazione e la caffetteria, con quelli di pulizia, vigilanza e biglietteria.

Malgrado queste indicazioni, per esempio, i nuovi bandi non inseriscono tra i servizi da esternalizzare, l’affidamento della custodia. Eppure, questo permetterebbe, da un lato, in particolate nei musei più piccoli, di ottenere delle economie di scala; dall’altra, di uscire dalle logiche sindacali e garantire una maggiore flessibilità negli orari di accesso ai musei. “Mancano poi ancora – ha sostenuto il Segretario generale –  aperture verso strumenti finanziari innovativi, come il project financing, che permetterebbero ai privati di valutare investimenti anche nelle realtà più piccole, in modo da invertire la tendenza sopra descritta, e permettere di  ampliare i risultati economici di un patrimonio vasto e diffuso come quello italiano”.

Garantire questi risultati, non è, però, automatico: oltre all’esperienza e alla sensibilità, serve la dimensione giusta di impresa, che, con le politiche di acquisizione e di alleanze che Civita ha messo in campo, con 8 milioni di euro di capitale e 60 milioni di euro di fatturato, più di 600 tra dipendenti e collaboratori, 106 gestioni, e più di 50 mostre organizzate all’anno, riteniamo di avere acquisito.

Siamo pertanto sicuramente aperti al confronto globale, per le grandi occasioni di crescita e stimolo competitivo che ne deriva. Dobbiamo, però, tenere ben presente che il territorio italiano e la forte compenetrazione tra paesaggio e patrimonio diffuso, difficilmente ripetibile altrove in Europa, richiedono un’esperienza lunga, diretta e sensibile, oltre che, naturalmente, attenta ai ritorni di natura economica.

Chiediamo, quindi, che questo confronto si basi su principi di esperienza, di affidabilità e anche di reciprocità, garantendoci una sfida equa con realtà con noi commensurabili. Credo debba far riflettere il fatto che l’ultima apertura delle gare per la gestione dei servizi nei nostri musei ha prodotto la partecipazione di due sole realtà straniere, entrambe francesi, tra l’altro entrambe a forte connotazione pubblica (parliamo di RMN, e di Culture Espace, partecipata da Gaz de France Suez). Non mi risulta che in Francia ci sia un’apertura analoga.

Per quanto ci riguarda – ha concluso Ruberti – questa collaborazione, in questi termini e con queste caratteristiche, è quanto possiamo e vogliamo contribuire a realizzare, continuando ad affiancare la pubblica amministrazione in un rinnovato spirito di coesione e nel rispetto dei principi di  libera concorrenza”.

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