“Hollywood sul Tevere”, quo vadis?

Cinecitta_sliderCinecittà Luce e la nuova manovra finanziaria. Dubbi sulla trasformazione della vecchia Spa in una Srl

  

ROMA – Un tempo fu chiamata la “fabbrica dei sogni”, il copyright è di Federico Fellini, mica uno qualunque. “Un posto che dovrebbe essere guardato con rispetto, perché al di là di quel recinto di mura ci sono artisti dotati e ispirati che sognano per noi”, questa è l’esatta visione che ne aveva il regista de “La Dolce Vita”, uno dei tanti capolavori girato in quegli studios (per citarne altri, ad esempio, ci sono kolossal quali “Ben Hur”, “Quo Vadis”, “Cleopatra”, ma anche film molto più recenti come “Il Paziente Inglese” o il recente “Baaria”).

La realtà odierna è molto meno onirica, o se è un sogno assomiglia più ad un incubo. Questo è quanto temono i lavoratori di Cinecittà/Istituto Luce. Tramontata infatti l’ipotesi di trasformare la società in una vera e propria Agenzia del cinema, sul modello francese del Centre Nationale, nella nuova manovra c’è un emendamento che la trasforma da società per azioni, di proprietà interamente statale, a società a responsabilità limitata con un capitale sociale di 15 mila euro.

Più che lo svanire di un sogno sembra un brutto risveglio, foriero di un imminente ridimensionamento. Il Ministro  delle attività e dei beni culturali, Galan, ha però rassicurato “Non è una liquidazione. L’unica cosa che cambierà per Cinecittà è che passa da Spa a Srl.

La nuova configurazione è prevista da una legge del 2008 da cui arriva la necessità di sfrondare l’eccessiva attività industriale e commerciale e riportarla alla sua originale mission tra cui quella di promozione del cinema italiano all’estero”. Le sue parole, espressione di una visione miope della mission cinematografica, sono risultate tutt’altro che rassicuranti.

Come stanno realmente le cose? Abbiamo contattato le parti in causa. “Siamo preoccupati dal fatto che Galan non abbia firmato l’emendamento con la definizione del budget di Cinecittà Luce, il segnale che ci aspettavamo non c’è stato”, ci ha detto Umberto Carretti del Sindacato attori italiani. Carretti, che è direttamente coinvolto nella vicenda Cinecittà, ci spiega che a oggi i lavoratori hanno avuto rassicurazioni solo verbali sul loro futuro. Quel che trapela è che dei 120 lavoratori attuali, 60 rimarranno nell’Istituto Luce, l’altra metà verrà assorbita dal Mibac, non si sa ancora con quale ruolo e funzione.

Questa è una delle domande che riecheggiano a via Tuscolana: le tante e qualificate professionalità che fanno parte degli Studios, che fine faranno? “Entro metà settembre la nuova srl deve essere costituita. Il Mibac ci ha garantito che in Fintecna (la bad company alla quale vengono alienati e trasferiti i teatri di posa di via Tuscolana) non finirà nessuno dei 120 lavoratori. Però, per ora, siamo solo alle garanzie verbali, dobbiamo ancora vedere nero su bianco”, ripete Carretti.

Un problema di fondo, invece, è quello che riguarderà la mission della nuova Cinecittà. Cosa sarà? Con quale budget? I settori emergenti del cinema, i registi debuttanti, i documentari, hanno le ore contate? Lo abbiamo chiesto direttamente al Direttore generale Cinema del Mibac, Nicola Borrelli, che ci ha anticipato che “l’attività sarà sostanzialmente conservata nei settori già di pertinenza dell’istituto: distribuzione di opere prime e seconde, documentari, promozione del cinema italiano all’estero e archivio”.

“La mission – ha proseguito Borrelli – rimarrà invariata. Non dimentichiamo che Cinecittà/Luce è il risultato della fusione di tre società che controllavano molte altre società, senza che si siano mai verificati esuberi. La struttura, quindi, è oggettivamente sovradimensionata rispetto alla mission e necessita di un dimagrimento. La finalità è quella di portare la nuova struttura quanto più possibile vicina all’autosufficienza attraverso i proventi del patrimonio, in modo tale che il Ministero copra solo i costi delle attività svolte e non anche quello dei dipendenti e della struttura”. A cambiare saranno le risorse e il budget: una razionalizzazione, quindi, nella migliore delle ipotesi. Alla nostra domanda se il cinema italiano ha da temere una dismissione degli storici studios, Borrelli risponde però deciso: “Non c’è alcuna finalità di dismissione. Sul lato delle attività non cambierà nulla. Gli studios, di proprietà di Cinecittà Luce, sono stati dati in locazione dal 1997 ad una società privata – Cinecittà Studios SpA, presieduta da Luigi Abete – e il contratto scade in pratica nel 2026: quindi nulla potrà accadere agli studios. I timori, anche in questo ambito, sono destituiti da qualunque fondamento”.

La fabbrica dei sogni può dormire sonni tranquilli? Lo vedremo sugli schermi della realtà, tra breve.

(Paolo Giunta)

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