L’inarrestabile corsa della benzina e il carico delle accise

benzina_sliderLa benzina segna il nuovo record 1,64 euro. Le imposte dell’erario tra le prime cause degli aumenti

 

ROMA – La benzina supera 1,64 euro e vola al nuovo record storico. Negli impianti Ip, secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, la media nazionale dei prezzi è salita di 1 centesimo sia per la verde, che arriva così a 1,64 euro, che per il gasolio (1,52 euro al litro). L’aumento arriva dopo dieci giorni di stasi e fa aumentare, anche se lievemente, la media nazionale tra i diversi marchi: la benzina a 1,624 euro e il gasolio a 1,507 euro.

Lo stillicidio dunque del prezzo al consumo della benzina continua inesorabile e grava sulle tasche degli automobilisti già a partire dal prossimo esodo estivo. D’altronde quello del livello dei prezzi alla pompa è una di quelle costanti della storia economica del nostro Paese che non ha mai trovato negli anni una soluzione/spiegazione plausibile, né quando i prezzi erano amministrati dallo Stato, né oggi che sono “liberi”. L’elenco delle cause di quest’anomalia tutta italiana sono innumerevoli, dal carico da novanta che l’Erario mette sulla benzina ad un processo produttivo particolarmente oneroso, da un apparato distributivo pletorico ad un sistema legalizzato di doppia velocità tra aumenti e diminuzione dei prezzi.

E dire che la liberalizzazione dei carburanti era stata spacciata come il toccasana che avrebbe generato quella sana concorrenza tra le imprese a tutto vantaggio dei consumatori. I risultati sono finora più che deludenti, nel silenzio assordante dell’Antitrust che interviene con “pannicelli caldi” su un fenomeno che richiederebbe oramai interventi draconiani.

Rilevazione_prezzi_carburanti_paesi_europei

Tutto parte oggi dal “vangelo” dei prezzi dei prodotti petroliferi rilevati ogni giorno dall’agenzia Platts, del gruppo McGraw Hill, sulla base dell’andamento dei mercati internazionali. Su quello zoccolo poi ciascun paese ci mette il suo fino a determinare il prezzo finale al dettaglio. Per l’Italia il carico è pesantissimo, soprattutto a causa delle accise che si sono accumulate nei decenni (la prima tassa sulla benzina risale alla guerra di Libia del 1935!) e che ancora oggi vengono sistematicamente aggiunte al prezzo corrente. Per rimanere agli ultimi interventi, tra fine giugno e inizio luglio scorso le imposte erariali sulla benzina e sul gasolio sono aumentate di 6 centesimi di euro per coprire i costi della nostra missione militare in Libia. Poi ci sono le perdite accumulate nel processo di raffinazione, il numero esorbitante di impianti di distribuzione (circa 23.000, record europeo) e il calo generalizzato dei consumi, per determinare una situazione pesantissima dei prezzi, con i noti riflessi sui costi dei trasporti e sull’inflazione in generale.

L’andamento abnorme della benzina non poteva tuttavia non scatenare le ire dei consumatori e delle organizzazioni che li rappresentano. “Le responsabilità di questi rincari inauditi – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef – non sono solo delle compagnie petrolifere, che applicano il meccanismo della doppia velocità come se fosse una pratica ormai del tutto legalizzata. C’è anche l’improntitudine del Governo, che da un lato ha aumentato le accise per ben due volte, per un totale di +6 cent e, dall’altro, tagliando i trasferimenti alle regioni, le sta spingendo ad aumentare anche le addizionali regionali di circa +3 centesimi (come disposte recentemente dalla Regione Piemonte).” Solo questo comporterà mediamente un aumento di165 euro annui per automobilista.

Ancor più velenoso il commento del Codacons: “Si tratta della classica speculazione che le compagnie petrolifere attuano immancabilmente prima del grande esodo di agosto e che consente loro di incassare milioni di euro. Bastano, infatti, 2 centesimi di euro in più per incamerare 20 milioni di euro”. Per questo il Codacons ha chiesto direttamente l’intervento della Guardia di Finanza per controllare i litri effettivamente emessi e la piena corrispondenza tra i prezzi esposti nei cartelli e quelli effettivamente praticati. Ogni volta infatti che vengono effettuati i controlli delle forze dell’ordine, si riscontrano irregolarità con percentuali imbarazzanti.

“Eppure – sostiene Pietro Giordano, segretario generale dell’Adiconsum – diminuire il prezzo alla pompa sarebbe semplice: basterebbe tagliare le accise, in particolare quelle obsolete, come abbiamo chiesto nella nostra odierna manifestazione. Altro elemento che può portare ad un diminuzione dei prezzi è una corretta liberalizzazione del mercato petrolifero, così come chiesto nel ddl di iniziativa popolare della campagna ‘Libera la benzina’. D’altronde, come si sa, quando si parla in astratto di liberalizzazioni sono tutti d’accordo. Quando poi si passa ai fatti, come è accaduto alla Conad di Cesena che ha voluto rompere il fronte dei prezzi, si scatena l’inferno fino ad invocare l’intervento del Capo dello Stato.

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