Malagrotta, il Tar dà ragione all’avv. Cerroni

malagrotta-slider

Il Comune perde il primo round al Tar ma preannuncia ricorso al Consiglio di Stato. Proteste per il sito a Pizzo del prete

ROMA – Dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza dichiarata dal Consiglio dei Ministri, su richiesta del Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è arrivata la doccia fredda del Tar. Il Tribunale amministrativo regionale ha infatti annullato la sentenza con cui il sindaco Alemanno sollecitava i gestori di Malagrotta a bonificare l’area a seguito degli accertamenti dell’Arpa.

Morale: Manlio Cerroni, il “re della mondezza”, versus Comune, uno a zero. L’imprenditore dei rifiuti, non solo vanta circa 250 milioni di crediti con i comuni della provincia romana (si stimano), non solo tiene sotto scacco la Regione Lazio, come ammesso dalla stessa Polverini in una riunione davanti alla Commissione bicamerale sui rifiuti, ma ora, nella partita che riguarda l’Ottavo Colle, ha messo a segno il primo colpo contro l’amministrazione comunale sul tema della contaminazione causata dalla discarica e dell’impatto nocivo sull’ambiente circostante.

Nella sentenza depositata venerdì scorso infatti si legge che “le prescrizioni contenute nell’ordinanza del sindaco di Roma, sia pur ispirate da una ragionevole e comprensibile esigenza di salvaguardia ambientale, non sono da ritenere idonee al caso in quanto prive di pratica fattibilità nei termini in cui queste vengono enunciate”. In sostanza, una pacca dei giudici amministrativi sulle spalle dell’amministrazione che però ha dovuto ingoiare il boccone amaro della sentenza sostanzialmente assolutoria: “Pur non potendo escludere un effetto indotto dalla discarica sul carico ambientale complessivo, la mancanza di significativi dati fa ritenere che non è possibile allo stato attuale esprimere rapporti diretti e quantificabili di riconducibilità all’attività espletata dalla discarica di Malagrotta”. L’avvocato Cerroni gongola, il suo business s’ingrossa e, per ora, non è tenuto nemmeno a mettere in sicurezza l’area. La sua Giovi srl, che è ricorsa al Tar, ha vinto il primo round.

E il Comune che fa? Il Campidoglio ha fatto sapere che “Roma Capitale riproporrà una nuova ordinanza contenente le prescrizioni che la perizia tecnica ritiene fattibili per la sua applicazione”. Fuori dai tecnicismi, Alemanno e il suo staff hanno buone ragioni di credere che il Consiglio di Stato ribalti la sentenza di primo grado, perché la perizia non ha tenuto conto correttamente ed in maniera approfondita  delle osservazioni del Comune sull’inquinamento della falda acquifera nel sottosuolo di Malagrotta.

In attesa comunque del verdetto del Consiglio di Stato, Malagrotta resta com’è e, intanto, già sono iniziate le proteste nel luogo individuato per il nuovo sito. A Pizzo del Prete, dove dovrebbe sorgere un inceneritore, le manifestazioni davanti l’impianto di smaltimento si susseguono. Sabato scorso 700 persone hanno protestato a Fiumicino e contro il sito sono già state raccolte 12.000 firme da comitati e cittadini a Fiumicino, Cerveteri, Bracciano, Ladispoli e Valcaneto. A dar manforte al no alla localizzazione della nuova discarica nell’area del comune di Fiumicino è arrivato anche il parere della Soprintendenza ai Beni archeologici dell’Etruria meridionale. Rispondendo a una lettera inviata da alcuni cittadini, gli esperti scrivono che nella zona prescelta esiste una “situazione vincolistica e un elevatissimo rischio archeologico dei terreni”.

Una cosa è certa: tra i veti delle comunità locali, il potere del monopolista dei rifiuti e le incertezze delle amministrazioni comunali e regionali, Roma ne ha fino al collo. Di mondezza. E prima che si arrivi al soffocamento, come in altre realtà, vanno prese delle decisioni che potrebbero rivelarsi anche impopolari.

(Paolo Giunta)

Potrebbero interessarti anche