As Roma: Unicredit e DiBenedetto, finale di partita

Di_Benedetto_sliderDopo il gelo delle scorse settimane, l’istituto bancario e la cordata Usa alle battute finali di un’estenuante trattativa

ROMA – Sembra non aver fine la trattativa che sancisce il passaggio dell’As Roma da Unicredit al patron americano Thomas Di Bendetto, proprietario dei Red Sox di Boston ed imprenditore dalle molteplici attività. Sportivi e tifosi della ‘Maggica’ hanno dovuto imparare ad usare un lessico e comprendere passaggi finanziari fino a ieri sconosciuti. Il termine maggiormente abusato è ‘closing’. La chiusura della trattativa economica, che vedrebbe l’acquisizione del 60% del pacchetto azionario della società al gruppo DiBenedetto &Co, con il mantenimento del 40% a Unicredit, socio di minoranza, è stato fissato, dopo una serie di rinvii ed estenuanti trattative al 29 luglio. Ma i colpi di scena sono dietro l’angolo. Infatti, la freddezza dimostrata tra quelli che dovrebbero essere i soci della nuova As Roma (il gruppo bancario di Piazza Cordusio e la cordata  a stelle e strisce) è sorta su dettagli non proprio marginali.

La questione nodale è la ricapitalizzazione della As Roma, che da Unicredit era stata prospettata a certe cifre (35 milioni di euro), ma che ora si profila ben più onerosa. Il tavolo ha rischiato di saltare quando gli advisor dell’imprenditore statunitense hanno letto le carte nello studio legale Tonucci, teatro dei molti incontri tra le due parti.

Per garantire infatti l’iscrizione al campionato della squadra, le spese vive (funzionamento della sede a Trigoria, stipendi giocatori etc) e l’investimento di capitale per il rafforzamento della rosa in sede di calciomercato, ora servirebbero 70 milioni di euro, da sborsare secondo le quote di partecipazione, ovvero 60% in capo agli americani e 40% alla banca. Una cifra non impossibile, ma che non era prevista al momento delle firme apposte a Boston nello scorso aprile. E’ infatti quasi il doppio della stima concordata.

E dopo mesi di fiato sospeso, il banco può saltare? E’ quanto stanno cercando di evitare i cosidetti incontri ‘tecnici’ tra l’ad della Roma, Claudio Fenucci, e l’avvocato Mauro Baldissoni con Mark Pannes e Sean Barror, i due co-managing director del Raptor Accelerator di James Pallotta, socio di DiBenedetto. Ieri al valzer dei colloqui si è unito anche il management di Unicredit col presidente ad interim della As Roma, avvocato Roberto Cappelli.
Secondo fonti vicine alla trattativa, la cordata di DiBenedetto avrebbe chiesto di riaprire la trattativa o almeno vorrebbe ottenere uno scontro del 10% sull’operazione. In sostanza gli americani vorrebbero una riduzione sul prezzo di acquisto dell’asset giallorosso fissato a 70,3 milioni di euro, e quindi pari a 40,2 milioni per la parte americana, e lavorare a fondo su diversi aspetti commerciali.

L’annuncio della tanto attesa chiusura della trattativa, quindi, fissato a dopodomani non è scontato, sebbene l’istituto bancario in queste ore lascia trapelare la volontà di voler chiudere la partita secondo i tempi prestabiliti.
Se così sarà l’annuncio verrà dato tramite comunicato (la Roma è infatti società quotata in Borsa) il brand sarà nelle mani di DiBenedetto e dei suoi tre soci, Richard D’Amore, James Pallotta e Michael Ruane, e già venerdi potremmo vedere il faccione del magnate di Boston accanto a Totti e ai nuovi acquisti giallorossi ( l’attaccante preso dal Barca, Bojan, l’argentino Lamela e l’ultimo arrivato, il portiere della nazionale olandese, Stekelenburg).
Mentre l’epilogo della soap economico-finanziaria è imminente, c’è chi non ha perso occasione per storcere il naso di fronte alla trattativa tra il gruppo bancario italiano e la cordata americana tanto da investire il Parlamento della vicenda.

E chi poteva essere, se non un leghista? Gianluca Buonanno, rappresentante della Lega Nord alla Camera dei deputati, ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, palesemente contro il gruppo Unicredit circa la poca trasparenza dell’operazione.

Nell’interrogazione si legge: “Unicredit non è una banca a carattere regionale ma è la più importante banca italiana, con interessi in tutto il territorio nazionale, e le sue scelte, qualora si rivelassero poco oculate, avrebbero pesanti ripercussioni su tutti i piccoli risparmiatori che afferiscono i propri capitali alla banca; le scelte di Unicredit nei confronti di una società la cui cattiva gestione appare all’interrogante evidente sono, sempre ad avviso dell’interrogante, del tutto incoerenti con gli eccessi di prudenza con i quali vengono valutate le richieste di fido e di mutuo da parte delle piccole imprese.

Buonanno chiede quindi quali azioni la Consob abbia assunto per tutelare i piccoli azionisti della società essendo questa quotata in borsa. C’è comunque un retrogusto tutto politico in una vicenda che dovrebbe avere il suo unico fulcro nel settore sportivo ed economico-finanziario.

(Paolo Giunta)

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