Il Csm critica il ddl ‘allunga processi’

Csm_sliderIl plenum esaminerà a settembre una risoluzione sul provvedimento giudicato incostituzionale

ROMA – Il ddl sul cosiddetto processo lungo, all’esame del Senato, ha l’evidente “capacità di rallentare a dismisura la durata di tutti i processi penali attualmente in corso, fatta eccezione solo per quelli per cui sia stato già chiuso il dibattimento di primo grado”. E, letto insieme alle attuali norme sulla prescrizione, il provvedimento rischia di avere ”una portata dirompente”. Così i consiglieri di tutte le correnti del Csm, tranne i laici del centrodestra, in una risoluzione elaborata sul ddl ribattezzato ‘allunga processi’. Risoluzione con una bocciatura secca del provvedimento in discussione al Senato, che doveva essere approvata questo pomeriggio a Palazzo dei Marescialli. Ma lo stesso plenum ha dovuto rinviare alla prima seduta dopo la pausa estiva la discussione della proposta. Si è trattato di un punto di mediazione trovato, dopo che i laici del centrodestra, contrari alla risoluzione, avevano ventilato l’ipotesi di non partecipare alla seduta che avrebbe dovuto decidere sul documento, facendo cosi’ venir meno il numero legale. “La nostra richiesta di rinvio – ha spiegato Annibale Marini, laico di centrodestra – e’ motivata dalla necessità di fare un approfondimento sul testo, che solo oggi ho potuto leggere. Assicuro – ha aggiunto – che saremo presenti quando il provvedimento sarà discusso alla ripresa dei lavori e non faremo mancare il nostro apporto critico”.

Con il ddl, fanno notare i firmatari della risoluzione, Vittorio Borraccetti (Md), Guido Calvi (laico del centrosinistra), Paolo Corder (indipendente), Riccardo Fuzio (Unicost) e Angelantonio Racanelli (Mi), ”viene introdotta l’inedita facoltà, per l’imputato, di interrogare personalmente i soggetti che lo accusano e non gia’ solo attraverso il proprio difensore, con una potenzialità intimidatoria sul teste”. Non solo. Per i consiglieri, “si vorrebbe introdurre una sorta di diritto potestativo insindacabile alla prova, escludendo ogni possibilità da parte del giudice di valutare la natura manifestamente superflua o irrilevante delle prove richieste, imponendo una ammissione di qualsiasi prova che non risulti manifestamente non pertinente”. La mancanza di un preventivo vaglio sulla rilevanza delle prove richieste dalle parti, secondo la risoluzione, ”potrebbe determinare effetti paradossali, le cui conseguenze si rivelerebbero assai negativamente sui già dilatati tempi dell’accertamento processuale nei vari gradi di giudizio”.

Ecco che nel documento, si fa l’esempio di un omicidio commesso in una affollatissima discoteca: secondo la disciplina vigente il giudice, davanti alla richiesta di sentire come teste ciascuno delle centinaia di giovani presenti in discoteca, potrebbe non ammettere la deposizione di quelli meno informati o meno vicini all’episodio. Con la modifica proposta dal ddl invece, si escluderebbe questa facoltà del giudice, con la conseguenza che la richiesta di sentire un numero indefinito di testimoni dovrebbe essere accolta. I consiglieri del Csm denunciano anche l’incostituzionalità della norma in questione: l’intervento proposto, incalzano, ”si muove in direzione opposta a quella prescritta  dall’articolo 111 della Costituzione, il quale impone la ragionevole durata del processo e, più in generale, dalle esigenze suggerite dalla concreta situazione della giustizia italiana, gia’ caratterizzata da una durata eccessivamente lunga dei processi penali”.

Se poi il ddl viene letto in combinato disposto con l’attuale disciplina in tema di prescrizione dei reati, si fa notare ancora, la sua portata è “dirompente”: infatti, osservano i membri del Csm, ”se con il ddl sul cosiddetto processo lungo viene dilatata la durata dei processi, con la riduzione dei termini di prescrizione vengono di fatto negate le condizioni per pervenire ad un accertamento dei fatti oggetto delle imputazioni in tempi ragionevoli, con ciò vanificando ogni tentativo di offrire un servizio di giustizia efficiente per i cittadini, nel rispetto del principio di uguaglianza e di legalità”. Insomma, secondo Guido Calvi, uno dei firmatari del documento, il ddl è “la morte del processo, a prescindere dall’evidente incostituzionalità”.

Tempestiva la replica del gruppo del Pdl al Senato, che risponde alle critiche sottolineando come nella loro proposta di risoluzione, “i consiglieri del Csm sembrano dimenticare che la procedura penale trova fondamento nell’articolo 111 della Costituzione sul cosiddetto ‘giusto processo’, il quale testualmente prevede che ‘ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parita’, davanti a un giudice terzo e imparziale’ e anche nel prescrivere la ragionevole durata presuppone la salvaguardia assoluta del principio del contraddittorio e dunque la garanzia del diritto di difesa. Forse la fretta di rincorrere il calendario del Senato – aggiungono – ha impedito ai consiglieri di leggere attentamente il testo in discussione: se lo avessero fatto, si sarebbero resi conto che il disegno di legge impropriamente chiamato ‘processo lungo’ va esattamente nella direzione tracciata dalla Carta costituzionale”.

Tra le ultime pratiche trattate prima della pausa estiva, il plenum del Csm ha anche confermato Giacomo Fumu nell’incarico di procuratore di Perugia. Fumu ha ottenuto 12 voti, mentre 7 sono andati a Consolato Labbate e 4 sono stati gli astenuti.

(Valentina Marsella)

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