Il braccialetto che non c’è…e io pago!

braccialetto_elettrocino_sliderDopo 10 anni un solo detenuto lo ha indossato. E Telecom Italia continua a percepire 11 milioni di euro l’anno

ROMA – Il braccialetto elettronico non va più di moda. O meglio, non è andato mai di moda. Lanciato sul mercato nel 2001, dagli allora ministri dell’Interno e della Giustizia Enzo Bianco e Piero Fassino, doveva rappresentare una valida alternativa alla detenzione, come dimostra il largo utilizzo del dispositivo in molti paesi europei (Inghilterra in primis, seguita da Francia e Germania) anche per reati minori come lo stalking e la violenza negli stadi.

Da noi invece non ha riscosso alcun successo, ma la storia va raccontata perché ha dell’assurdo, sia da un punto di vista procedurale che economico. Il servizio del braccialetto prese avvio con una prima fase sperimentale a Milano, Roma, Napoli, Catania e Torino. Il servizio fu affidato a Telecom Italia, che doveva provvedere alla gestione, monitorando mediante collegamento telefonico la posizione del detenuto. Per quella fornitura la società telefonica stipulò con il ministero dell’Interno un contratto da 110 milioni di euro per dieci anni.

Al termine della sperimentazione il Ministero definì una modalità di erogazione diversa, una logica di servizio con la garanzia di una gestione unitaria e la contestuale estensione della fruibilità dalle cinque città iniziali a tutto il territorio nazionale. Telecom Italia fu invitata nuovamente a farsi carico della predisposizione della nuova piattaforma tecnologica e dell’erogazione del servizio, sottoscrivendo il relativo contratto per lo stesso importo. Era il 6 novembre del 2003.
I braccialetti furono progettati e costruiti dalla Monitoring Italia, la filiale italiana della multinazionale britannica. Ne furono realizzati 400, di cui solo uno fu impiegato nella provincia di Milano. Tutti gli altri, 399 furono chiusi, a stretta mandata, in un caveau del Ministero dell’interno. Talmente stretta che da lì non sono più usciti.

Da allora nessun detenuto ha più provato il brivido di mostrare al polso il suo braccialetto. Eppure, e qui viene il bello, Telecom Italia continua a percepire annualmente gli importi della convenzione, per un servizio che non c’è. C’è invece, anche se non funzionante, la centrale operativa nazionale in via Oriolo Romano, che sarebbe dovuta servire per il controllo della posizione dei detenuti in tutto il Paese. Insomma “un vergognoso esborso di soldi pubblici per un servizio che non esiste”, ha commentato a romacapitale.net, il segretario generale aggiunto del Sappe, il principale sindacato di polizia penitenziaria, Giovanni Battista De Blasis.

Il perché di una tale situazione lo spiega lo stesso De Blasis. “Il servizio non è mai partito per due motivi. Il primo è la cattiva informazione data ai magistrati e alle forze di polizia sull’effettiva utilità e sulla fruizione dei dispositivi. La seconda, ed è forse la più importante, è la complessità della procedura di attivazione per cui il detenuto fa in tempo a scappare alle Bahamas e tornare prima che le autorità abbiano attivato il braccialetto elettronico. Sono diversi infatti gli organi attraverso cui deve passare la richiesta del pm, dalla Procura della Repubblica, alla Questura, al Ministero, per tornare infine al magistrato: un lasso di tempo quasi mai inferiore ai dieci giorni. Sarebbe stato molto più intelligente e semplice – sottolinea De Blasis – affidare il servizio direttamente alla Polizia Penitenziaria che si sarebbe occupata con i suoi uomini di tutta la trafila, essendo sul campo e conoscendo da vicino i diretti interessati. “Ma da noi – conclude il segretario – sembra che le cose le facciano difficili apposta per non essere usate”.

Della vicenda si è occupato anche un gruppo di deputati del Pdl che in un’interrogazione, primo firmatario Gianni Mancuso, hanno chiesto al Governo quali iniziative intenda mettere in atto per ripristinare l’utilizzo del dispositivo elettronico ponendo fine a quello che agli interroganti appare uno spreco di risorse pubbliche, visto anche che il contratto stipulato con Telecom è tuttora in essere. Dal nuovo Guardasigilli ora si attendono risposte.

Potrebbero interessarti anche