La crisi di Finmeccanica oltre la borsa

orsi-sliderLe quotazioni precipitano del 15%. E’ l’effetto negativo delle vicende giudiziarie in corso

ROMA – Il management di Finmeccanica non dimenticherà tanto facilmente la settimana borsistica che si chiude oggi. Dopo il tonfo di ieri infatti, quando il titolo ha perso in una sola seduta il 17,3%, precipitando al livello più basso degli ultimi tredici anni (5,76 euro), si pensava ad un rimbalzo tecnico anche a seguito delle assicurazioni fornite dal tandem Orsi/Pansa agli analisti londinesi. E invece la caduta vertiginosa del titolo non si ferma: oggi ha chiuso a 5,33 euro con un’ulteriore flessione del 7,38 per cento. Nell’arco dell’ultimo mese chi aveva in portafoglio un titolo Finmeccanica si è ritrovato con una perdita secca di un  terzo del suo valore.

Certamente a causare il crollo delle quotazioni sono stati i risultati del primo semestre del gruppo resi noti l’altro giorno a Borsa aperta.  I numeri infatti confermano le peggiori previsioni in ordine ai valori fondamentali dell’esercizio in corso, a cominciare dal portafoglio ordini fermo a 44.981 milioni di euro, in calo di 822 milioni (2%) rispetto a un anno fa. L’utile netto è più che raddoppiato, da 194 a 456 milioni, ma a determinarlo sono stati i 443 milioni incassati dalla vendita della quota di Ansaldo Energia. E a spaventare ancor più i mercati si sono aggiunti sia i dati del fatturato calato del 3% a 8.432 milioni rispetto a un anno fa, sia soprattutto le proiezioni del fatturato inizialmente stimato per l’intero 2011 tra i 18,3 e 19 miliardi ed ora ridimensionato tra i 17,5 e i 18 miliardi di euro.

I dati si spiegano – dice l’azienda in una sua nota ufficiale – con fattori che vanno dai cambi del dollaro e della sterlina allo «slittamento al 2012 di alcuni importanti contratti governativi» fino al diverso perimetro di consolidamento. A questi si aggiungono però le «problematiche strutturali, derivanti da fattori interni al Gruppo». Aeronautica, veicoli e autobus soffrono di «un insoddisfacente processo di acquisizione ordini» e di «difficoltà nel rispetto delle compatibilità economiche di alcuno contratti.» L’azienda parla prima di «persistenza», poi di problematiche che «sembrano emergere»,

Nell’analisi della situazione aziendale nell’intervento del nuovo amministratore delegato Giuseppe Orsi si sono uditi accenti inconsueti per i frequentatori di piazza Monte Grappa. Ha colpito il riferimento diretto alla responsabilità gestionale dei manager dei vari settori che d’ora in avanti “o saranno in grado di portare risultati o se ne andranno”. E l’ammonimento riguarda tutti i settori, da quelli trainanti come l’aeronautica, l’elettronica per la difesa e la sicurezza e i trasporti, alle “palle al piede” del gruppo come il settore ferroviario (Ansaldo Breda) che “o riusciamo a ristrutturarlo o lo vendiamo”.

Ma non c’è altresì dubbio che sull’intera vicenda del gruppo pesino ormai come macigni le rivelazioni che filtrano ogni giorno dagli ambienti giudiziari. Né valgono a neutralizzarne del tutto gli effetti le repliche del presidente Guarguaglini che in una nota sottolinea “l’infondatezza di qualsiasi ipotesi sull’esistenza di versamenti irregolari da parte di Finmeccanica” e ribadisce “di non aver mai costituito fondi neri”. Il fantasma di un’ulteriore riorganizzazione manageriale continua però ad aleggiare sulla Finmeccanica e riaccende le polemiche dell’opposizione che reclama una profonda opera di riordino del gruppo. “Che altro deve accadere – dice il deputato Pd della commissione Finanze Renzo Carella – perché il presidente di Finmeccanica Guarguaglini dopo il tonfo di questi giorni in Borsa e da quanto sta emergendo dall’indagine della magistratura a Roma e a Napoli senta il dovere di dimettersi o che chi lo ha nominato senta quello di rimuoverlo?”

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