Vogliono mandare in pensione l’Anas

autostrade-pedaggio Dopo le agenzie delle Finanze, dopo Arcus e Ales e Difesa SpA, ora è la volta dell’Agenzia per le strade e le autostrade

ROMA – Il re non è completamente nudo ma orami ci manca poco. La spoliazione di funzioni statali a favore di strutture “più snelle ed efficienti” (ma comunque sempre di diritto privato) continua senza sosta. D’altronde quello delle agenzie pubbliche, per lo più mutuate dal diritto anglosassone, fu un tema che sul finire del ‘900 fu dibattuto appassionatamente anche in Italia per lo più a livello accademico ed amministrativo. Poi d’improvviso lo si cominciò ad applicare a situazioni caratterizzate da elementi di necessità e urgenza, prima fra tutte la Protezione civile, dopo di che, una volta preso l’abbrivio, non c’è stato più freno. Il ministero delle Finanze si è fatto letteralmente in quattro generando le agenzie delle dogane, del demanio, del territorio e delle entrate, la stessa Protezione civile aveva provato (fortunatamente senza riuscirci) a trasformarsi in SpA, il ministero dei Beni culturali ha creato Arcus e Ales a cui ha delegato tutte le decisioni in materia di grandi investimenti, il ministero della Difesa si è dotato di un braccio armato (Difesa SpA) di cui non sono ancora ben chiare le funzioni e le competenze.

Ora è la volta dell’Anas, già trasformata anni fa in SpA, che con l’ultima legge finanziaria viene di fatto cancellata e sostituita dal 1° gennaio 2012 con una “Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali” nuova di zecca. Alla vecchia Anas resta solo il compito di “costruire e gestire le strade, nonché curare l’acquisto e la conservazione dei beni destinati al servizio delle strade e delle autostrade”. Tutto il resto, dalla programmazione delle rete stradale e autostradale alla selezione dei concessionari, dall’approvazione di tutti i progetti relativi ai lavori alle disposizioni tariffarie, passa all’Aisa, di cui a breve conosceremo i nomi del presidente, dell’amministratore delegato, dei consiglieri di amministrazione, che immaginiamo non saranno estranei al ministro Matteoli.

Ora si torna a domandare quale sia la ratio di simili provvedimenti che di per sé avrebbero pure la funzione di sottrarre l’intervento pubblico alle pastoie e alle lungaggini dell’ordinamento contabile dello Stato, ma che spesso virano per trasformarsi in centri di potere al servizio dell’esecutivo. “In effetti è così – ci dice l’on. Muro (Fli) autore di un’interrogazione per scongiurare il pericolo che nel ‘riordino’ dell’Anas non passino alla nuova Agenzia ‘le risorse con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato’ – io non ho nulla in linea di principio contro strutture che aiutino lo Stato ad essere più efficiente e tempestivo. Sono invece assolutamente contrario ad operazioni trasformistiche che hanno il solo scopo di eludere controlli e indirizzi vincolanti delle istituzioni”.

Qualche tempo fa Eugenio Scalfari, in un articolo dal titolo eloquente ‘Lo Stato disossato’, diceva: “Immaginiamo che altre società sorgeranno nei vari settori della Pubblica amministrazione. Le operazioni di queste nuove entità, la provvista dei fondi necessari, l’accensione di mutui bancari e tutto ciò che è necessario al loro funzionamento saranno disposti mediante ordinanze, veri e propri decreti legge che non approdano in Parlamento, ma diventano immediatamente esecutivi, con la Corte dei conti ridotta più ad organo di consulenza che ad organo di controllo”.

La profezia di Scalfari sulla moltiplicazione delle “agenzie” pubbliche questa volta si è avverata. Oggi tuttavia c’è una nuova sensibilità e una diversa attenzione delle stesse forze parlamentari affinchè i nuovi organismi rispondano ad esigenze reali non risolvibili in via ordinaria e non invece ad operazioni di espropriazione di funzioni pubbliche finalizzate alla soddisfazione di interessi privati.

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