Si lavora ai surrogati del dopo-Ice

ice-sliderLa mini-agenzia tra Sviluppo economico ed Esteri si dovrà comunque servire di un ente operativo

 

ROMA – A meno di un mese dalla chiusura dell’Ice, soppresso dalla manovra finanziaria in un’ottica di contenimento della spesa pubblica, i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico, già uniti in una cabina di regia che non ha mai prodotto indicazioni strategiche men che generiche, hanno dato vita ora ad una mini-agenzia per il coordinamento delle attività gestite dall’ormai ex Istituto per il commercio estero. Una sorta di “cabina di regia junior” che si occuperà di definire le linee operative per la promozione delle imprese italiane nel mondo e soprattutto di coordinare i due dicasteri che si sono spartiti le attività dell’ex ente pubblico. Si cerca cioè di sostituire la vecchia struttura, che bene o male per 85 anni ha aiutato le nostre imprese all’estero, con dei surrogati all’insegna dell’improvvisazione.

La nascita di questo organismo tecnico, una versione ridotta dell’Agenzia di cui si era parlato in un primo momento, ha sollevato una serie di polemiche. Il primo niet è arrivato dalla Conferenza delle Regioni, che formalmente escluse dai lavori hanno lamentato le possibili conseguenze di una decisione che “annulla ogni forma di concertazione su una materia di competenza concorrente ai sensi del dettato costituzionale”. La mini-agenzia ha deluso anche coloro che si aspettavano una rigorosa riorganizzazione della materia, proprio alla luce delle motivazioni che hanno portato alla chiusura dell’ente pubblico, e gli industriali, secondo cui una vera Agenzia sotto l’egida del ministero degli Esteri avrebbe potuto gestire meglio questa fase di passaggio.

La cabina, poi, non risolve i problemi di coordinamento tra le diverse iniziative nel commercio estero (una delle cause che avevano portato a un tentativo di riorganizzazione dell’Ice, poi decaduto), ma li ripropone sotto la nuova dicotomia Esteri-Sviluppo economico. Non si può evitare di notare, infine, come l’attuazione delle linee strategiche che saranno definite dalla mini-agenzia dovrà, molto probabilmente, passare per l’istituzione di un ente o organismo con ruolo attuativo. Un altro Ice?

Intanto non trova soluzione la questione dei lavoratori precari. Se i dipendenti dell’ex ente saranno assorbiti da Mae e Mise, a seconda dell’appartenenza agli uffici esteri o nazionali, poco si sa degli 80 lavoratori precari e dei 107 vincitori del concorso pubblico che, pur avendo superato tutte le prove di selezione, non sono stati mai assunti. Un insieme di fattori per cui sono scese in campo le principali sigle sindacali, Fp Cgil, Fp Cisl, Uilpa e Cisal Fialp, che hanno chiesto al governo di tornare sui propri passi e revocare la soppressione dell’ente. “E’ come costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta – hanno scritto i sindacati in una nota – L’Ice serviva proprio a mettere in pratica le decisioni prese dalla cabina di regia”.

Il sistema bicefalo Esteri-Sviluppo economico e il tentativo di superarne la dualità attraverso la mini-agenzia ha, purtroppo, già un fallimento sulla coscienza: la fiera di Maputo in Mozambico, dove i funzionari dell’Ice, spogliati delle proprie competenze senza che altri soggetti fossero nominati al loro posto, non hanno potuto pagare gli stand espositivi prenotati. Una “gaffe” che, oltre al mancato incasso di circa 55 milioni di contributi già impegnati quest’anno dalle imprese per la partecipazione a fiere e missioni, getta molte ombre sulla maggiore efficienza della cabina rispetto all’ex Istituto.

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