I calci negli stinchi alla previdenza dei ragionieri

ragionieri-saltarelli-sliderDissennati investimenti finanziari riducono le risorse della Cassa di previdenza. La dismissione immobiliare

 

ROMA – Non c’è pace per i “poveri” ragionieri italiani. Dopo un lungo corteggiamento erano riusciti a fondere il loro ordine professionale con quello dei più “blasonati” dottori commercialisti, ma quando sono andati a fare i conti dei rispettivi “tesoretti” contributivi sono stati costretti a lasciare separati i due fondi di previdenza troppo diversi gli ammontari e soprattutto le prospettive pensionistiche.

Poi è piombata sulle loro teste la tegola degli investimenti di tesoreria in titoli tossici, tipo Antrachite e Lehman Brothers, che hanno ridotto a carta straccia parte dei contributi versati dai “poveri” ragionieri. All’inizio di quest’anno i vertici della Cassa riprovano ad esternalizzare i servizi di property management e facility management, che altro non sono che tutte le attività connesse alla gestione integrata dei patrimoni e dei complessi immobiliari. Ma anche questa volta gli va male perché, avendo l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici stabilito che le casse di previdenza sono “organismi di diritto pubblico”, l’appalto dei servizi in questione assegnato dalla Cassa dei ragionieri, dopo una approssimativa selezione, alla Reag Tekna srl è da considerarsi chiaramente illegittimo e va ripetuto con tutti i crismi della legalità amministrativa.

Finché si arriva ai giorni nostri quando il consiglio di amministrazione della Cassa ragionieri, presieduto da Paolo Saltarelli, decide (per la terza volta) di bandire una gara europea per il conferimento dell’intero patrimonio ad un fondo immobiliare finalizzato alla vendita da completarsi nell’arco di 3/5 anni. I ringraziamenti del presidente a Luigi Bisignani “per aver sbloccato la situazione della dismissione immobiliare con gli amici del Ministero” la dice lunga sulla trasparenza delle procedure seguite dalla Cassa.

Di che cosa comunque si parla? Di 38 fabbricati composti da circa 1.600 unità immobiliari per complessivi 220 mila metri quadrati, del valore (stimato) di circa 520 milioni di euro, a fronte dei 170 milioni iscritti in bilancio. Una bella plusvalenza, non c’è che dire!

Ma i problemi nascono a valle della gara quando gli inquilini delle case Cnpr chiederanno le condizioni privilegiate per l’acquisto degli immobili. Saltarelli a questo riguardo fa ponzio pilato e afferma: “Sarà il fondo immobiliare a vendere, quindi l’operazione sarà gestita dalla Sgr. I Fondi comuni di investimento si fondano sulla separazione della proprietà dalla gestione: dopo il conferimento degli immobili al Fondo non potremo in alcun modo condizionare la Sgr. Tutt’al più potremo chiedere ai partecipanti alla gara di farci proposte per favorire gli acquirenti e in primo luogo gli attuali inquilini”.

Un po’ poco per calmare le ire degli inquilini che stanno già preparando una valanga di ricorsi se le condizioni di vendita degli immobili non conterranno precise garanzie a loro favore. E’ probabile inoltre che anche il Fondo di investimento immobiliare prima di sborsare mezzo miliardo di euro vorrà avere assicurazioni che una volta avviate le procedure di vendita non gli scoppi l’inferno in casa. E c’è infine da rispondere in maniera chiara e convincente al senatore Lannutti che da tempo va chiedendo se il consulente immobiliare della Cassa di previdenza sia quell’architetto Maurizio Mazzotta condannato ad otto anni di reclusione dal Tribunale di Milano nell’inchiesta sul crac del Banco Ambrosiano.

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