Il presidente dell’Eni acquista azioni del gruppo

giuseppe_recchiGiuseppe Recchi ha acquistato 42mila azioni per circa 600 mila euro. La normativa in materia di internal dealing

ROMA – Il presidente dell’Eni, Giuseppe Recchi, ha dato comunicazione al mercato di aver acquistato 42.000 azioni Eni a 14,22 euro ciascuna per circa 597 mila euro complessivi. E’ quanto emerge dalle comunicazioni di Borsa, non comprese ovviamente tra le posizioni rilevanti della Consob, data l’esiguità della quota acquistata.

A prescindere tuttavia dall’investimento, l’operazione di internal dealing compiuta dal presidente Recchi è prevista e regolata dalla normativa in materia, nel senso di ammetterne la piena legittimità a condizione di darne puntuale informazione al mercato (come d’altronde Recchi ha correttamente fatto). In astratto infatti un’operazione come quella compiuta dal presidente dell’Eni (come da qualsiasi altro dirigente del gruppo) può essere intesa come un atto di fiducia nel confronti della propria azienda. Così come al contrario avverrebbe in caso di vendita.

In pratica, l’Autorità di controllo, nel giudicare i comportamenti di qualsiasi operatore, terrà conto, oltre delle comunicazioni di rito, anche di altri fattori, come il tempo o le condizioni di ogni singola operazione. Se, ad esempio, il responsabile di un’impresa avesse venduto titoli della stessa azienda e il giorno dopo fosse reso noto un allarme sui profitti dell’esercizio, si configurerebbe chiaramente una posizione di abuso di informazioni privilegiate. La stessa cosa ovviamente avverrebbe nel caso inverso di acquisti di titoli alla vigilia di annunci positivi della società in grado di influenzare il mercato.

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