Borse in picchiata, panico tra i risparmiatori

Borsa_aperturaSu tutte le piazze del mondo i corsi dei titoli azionari franano. Oggi in leggera ripresa a Milano le quotazioni degli istituti bancari. I toni consolatori del presidente Berlusconi non scalfiscono la sfiducia dei risparmiatori

ROMA – Il ribasso dei corsi azionari rallenta, dopo il crollo di ieri (-5,16%) e dei giorni precedenti (-17,12 nelle ultime nove sedute), ma non si ferma. Alle 11 di stamattina infatti l’indice generale dei maggiori titoli italiani perdeva lo 0,22%, con i titoli del comparto energetico particolarmente penalizzati: Enel -1,18%, Enel G.P. -2,09%, Eni -2,74%, Edison, maglia nera, con -3,29%. In ripresa invece i bancari, sostenuti evidentemente da acquisti di ricopertura, con Intesa Sanpaolo che alla stessa ora guadagnava il 2,93% e Unicredit con un brillante +3,17%.

E l’orizzonte ravvicinato non promette nulla di buono se si guarda ad est dove le borse asiatiche hanno chiuso stamattina con pesanti perdite: l’indice giapponese Nikkei ha lasciato sul campo il 3,71%. La cronaca di queste giornate a Wall Street, a Londra, a Francoforte, a Milano fa venire i brividi e ricorda le atmosfere più cupe del passato. Nessuno più crede che sia solo la speculazione di quelli che un tempo si chiamavano “gli gnomi di Zurigo” a determinare la caduta dei corsi. Il panico tra i risparmiatori è totale ed è dettato dalla sfiducia assoluta nelle prospettive dei principali sistemi economici e finanziari del mondo. La fuga dalle azioni, dalle obbligazioni corporate, dai titoli degli stati sovrani, è generalizzata e lo dimostra l’impennata del più classico dei beni rifugio, l’oro, che ieri ha raggiunto un nuovo record storico a 1.681 dollari.

La spiegazione dei fenomeni – che viene sempre dopo gli eventi, mai prima – è confusa e contraddittoria. Il rischio default per l’innalzamento del debito americano era indicato fino a ieri come una delle cause principali dell’incertezza dei mercati; una volta trovato l’accordo non è cambiato nulla, anzi le cose sono peggiorate. In Italia la crisi di governo, data per imminente, era sicuramente causa di instabilità, ma una volta (momentaneamente) superata, il clima è rimasto ugualmente depresso.

La verità è che gli elementi fondamentali delle economie occidentali non accennano ad invertire il ciclo recessivo. Negli Usa i dati sull’occupazione, sul livello dei consumi, sulla crescita del Pil sono prossimi alla stagnazione. In Europa le cose vanno anche peggio, con paesi come la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo tenuti in vita con l’ossigeno della Bce, mentre la stessa banca centrale si rifiuta di comprare titoli pubblici italiani o spagnoli. In un mese i nostri titoli di Stato decennali hanno perso il 9% del loro valore, peggio dei titoli azionari più rischiosi, e il differenziale con le obbligazioni tedesche si appresta a sfondare il muro dei quattro punti.

In queste condizioni i toni consolatori del presidente del Consiglio nel suo intervento di ieri in Parlamento (“I mercati reagiscono per ragioni proprie, distanti e in contrasto sia dalla politica che dall’economia”) lasciano il tempo che trovano. Sembrano, ahinoi, più realistiche le previsioni di un acuto osservatore che ieri diceva: “I mercati possono sbagliare più a lungo di quanto l’Italia, costretta a rifinanziare un debito enorme a tassi crescenti, possa rimanere solvibile”.

Potrebbero interessarti anche