In margine ad uno sciopero indecente

olimpico-SLIDERSalta la prima giornata della serie A mentre si discute dei privilegi di una delle categorie più ricche e protette

ROMA – Dopo la prima giornata del campionato di calcio andata in fumo, ormai è guerra senza quartiere tra i massimi responsabili dello sport più amato dagli italiani. I presidenti delle squadre, in ordine sparso, contro il sindacato dei calciatori, il direttore generale della Lega, Beretta, insultato e delegittimato da tutti, il presidente della Figc, Giancarlo Abete, giudicato un incapace e richiamato persino dal massimo rappresentante dello sport italiano, Gianni Petrucci.

Insomma, un gran casino! A questo punto le questioni sul tappeto, di cui si è tanto discusso in questi giorni, appaiono in un certo senso superate. Non c’è infatti in ballo solo il contributo di solidarietà o gli allenamenti differenziati per i fuori rosa, qui è la governance stessa dell’intero sistema che viene messa in discussione e per il momento appare ben lontana da qualsiasi soluzione. Intendiamoci, è assolutamente insostenibile che professionisti plurimilionari si rifiutino di pagare tasse straordinarie attaccandosi a cavilli contrattuali o legislativi, così come lo staff tecnico di ogni squadra non può non decidere la rosa dei titolari e concentrare su di essa tutte le attenzioni.

Ma, come detto, i nodi sono venuti al pettine e ora scioglierli sarà molto più difficile. D’altronde le norme che regolano il mondo del pallone sono vecchie esattamente di trent’anni e in questo frattempo l’universo è cambiato. C’è stata nel ’95 la legge Bosman che ha fatto del calciatore un libero professionista, rivoluzionando l’assetto istituzionale del settore; alle vecchie società di fatto di stampo paternalistico sono subentrate le SpA; sono intervenuti i diritti televisivi a cambiare alla radice gli equilibri finanziari del bilanci societari; nuove figure contrattuali (prestiti temporanei di calciatori, con o senza diritto di riscatto, plusvalenze contabili, incertezze patrimoniali, ecc.) hanno ancor più complicato la gestione di società per azioni sui generis.

Se Petrucci dunque pensa di risolvere il problema con un’azione di moral suasion nei confronti della Federazione, o con un attacco frontale al presidente della Lazio Lotito che, forte del suo rapporto privilegiato con Beretta, rappresenta l’ala oltranzista della Lega, è decisamente fuori strada. La via di una commissione mista di studio per affrontare e riformare l’intera materia (suggerita peraltro dallo stesso presedente del Napoli, Aurelio De Laurentis, che pure non è una colomba) sembra a questo punto una scelta obbligata. Ma non è cosa che si sbriga in quindici giorni. Per affrontarla dunque seriamente occorre che tutti – organi federali, presidenti e calciatori – siano d’accordo e che sopratutto il prossimo 11 settembre si torni a giocare a pallone su tutti i campi della serie A.

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