I nuovi vertici degli enti di ricerca

laboratorio-ricerca-SLIDERLa nuova procedura di elezione sembra aver superato in parte la logica lottizzatrice delle precedenti esperienze

ROMA – Il parto è avvenuto. Con proprio decreto, il ministro Maria Stella Gelmini ha nominato, in base al decreto legislativo 213 del 31 dicembre 2009, i presidenti degli enti di ricerca italiani e i consiglieri di amministrazione di sua competenza. Infatti nei consigli di amministrazione composti da tre consiglieri, due componenti, incluso il presidente, sono individuati dal Ministro, mentre il terzo è scelto direttamente dalla comunità scientifica o sulla base di una forma di consultazione definita negli statuti. Lo stesso meccanismo si applica ai CdA composti da cinque consiglieri,con tre individuati dal Ministro e gli altri due dalla comunità scientifica.

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La procedura di nomina – passata al vaglio preventivo di un comitato di esperti che per ciascun ente ha proposto al ministro una cinquina di candidati – si è rivelata tutto sommato efficace ed ha incontrato il (tacito) consenso della comunità scientifica. Qualche mugugno l’ha sollevato soltanto il trattamento riservato a Saggese, confermato alla guida dell’Asi, per il quale è stata fatta l’eccezione ad personam di non considerare il periodo di commissariamento straordinario alla stessa stregua di un mandato pieno di presidenza.

Ora si è solo in attesa di sapere se i “poveri” Clini, Cambi e Cifarelli, appena nominati rispettivamente presidenti dell’Area di ricerca di Trieste, dell’Istituto di studi germanici e del Centro Enrico Fermi, potranno esercitare effettivamente il loro mandato o saranno subito disarcionati se nella manovra in discussione in Parlamento dovesse passare la norma che prescrive lo scioglimento degli enti di ricerca con meno di 70 dipendenti.

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