Il controverso caso di monsignor Viganò

san_Pietro_sliderIl segretario del Governatorato vaticano “promosso” nunzio apostolico a Washington. Accuse e lettere anonime

 

CITTA’ DEL VATICANO – Mentre Benedetto XVI porta avanti con ritmo serrato e metodico i suoi impegni nella quiete di Castel Gandolfo, la cittadella vaticana inizia il suo anno sociale all’insegna dei veleni.

La ripresa settembrina a colpi di dossier, lettere anonime e guerre per bande c’era già stata due anni fa, con l’esplodere del “caso Boffo”. Stavolta, le convulsioni e i miasmi si concentrano intorno alla figura dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, fino a sabato scorso segretario del Governatorato vaticano, il ricco organismo d’Oltretevere che presiede e coordina tutte le attività economiche, tecniche e di sicurezza dello Stato vaticano.

A fine agosto, sono filtrati su Panorama i contenuti di una lettera anonima circolante in Vaticano che attaccava con violenza il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, accusato di favorire promozioni e rimozioni dei funzionari di Curia solo sulla base delle simpatie personali. La lettera faceva riferimento esplicito alla ventilata rimozione dalla segreteria del Governatorato di monsignor Viganò, per il quale i rumors vaticani profilano da mesi il trasferimento negli Usa come nunzio papale alla corte di Obama.

Dal punto di vista dei fatti, la pubblicazione dei contenuti della lettera anonima ha avuto l’effetto di accelerare i tempi dell’operazione che si voleva sabotare. Sabato scorso le prime due cariche del Governatorato sono passate di mano: il cardinale presidente Giovanni Lajolo per raggiunti limiti di età è stato sostituito da monsignor Giuseppe Bertello, finora nunzio in Italia, mentre il posto di Viganò è stato assegnato al canonista Giuseppe Sciacca, subito elevato alla dignità episcopale.

Il ribaltone di sabato punta anche a tagliar corto con polemiche e risentimenti attraverso la politica dei fatti compiuti. Resta il fatto che la figura di Viganò si è trovata negli ultimi anni al centro di ricorrenti operazioni diffamatorie. Attacchi a base di gossip e messaggi in codice, partiti dai Palazzi vaticani, che ora sembrano aver centrato l’obiettivo.

All’inizio del 2009 un siluro micidiale contro Viganò era arrivato addirittura da Oltralpe. Il serissimo quindicinale cattolico “L’Homme Nouveau” aveva ospitato un’inchiesta dell’abbé Claude Barthe, nella quale il sacerdote conosciuto e stimato dall’attuale vescovo di Roma aveva inserito Viganò e suo nipote Carlo Maria Polvani nella lista di presunti frondisti di Curia accusati di remare contro il Papa e Bertone. A quel tempo, Viganò era ancora in Segreteria di Stato, dove occupava la casella strategica di “capo del personale”, mentre monsignor Polvani (accusato da Barthe di essere un «ammiratore rétro di Che Guevara») era incaricato di tenere i contatti tra la Segreteria di Stato e i media vaticani.

Di lì a qualche mese, Viganò fu spostato al Governatorato, col ruolo di segretario. Da quella postazione, l’arcivescovo nato a Varese ha avviato una manovra di risanamento dei meccanismi di gestione il cui merito viene riconosciuto da molti in Vaticano.  Viganò è intervenuto tra l’altro anche su meccanismi consolidati che regolavano gli appalti delle ristrutturazioni edilizie e nella gestione dei giardini vaticani, dopo essersi accorto che più di qualcosa non funzionava.

Nel 2010 una nuova campagna a base di e-mail inviate a cardinai e nunzi pontifici è tornata a bersagliare Viganò con l’accusa di favorire la carriera del nipote Polvani. Ma l’apogeo delle esternazioni anti-Viganò si è raggiunto il 5 febbraio 2011, coi messaggi in codice contenuti in un articolo pubblicato sotto pseudonimo su Il Giornale, nel quale senza farne il nome si rimproverava a Viganò di volersi occupare dei sistemi di sorveglianza e intelligence vaticana e si paventava l’intervento di qualche potente inquilino vaticano «appassionato di calcio» che avrebbe ricondotto alle proprie «competenze» il segretario del governatorato.

Per Viganò c’era chi già dal 2005 prefigurava un futuro da presidente del Governatorato. Ora, dopo l’opera di risanamento da lui avviata e le sue dimissioni, si aspetta di vedere se e quando verrà ufficializzata la sua ventilata nomina come nunzio negli Usa. E soprattutto se – dopo la fine della “guerra” del Governatorato – è destinato a sopirsi a a aumentare il malessere e il tasso di litigiosità che continua a agitare gli animi oltre le Mura Leonine, nonostante i tanti accorati ammonimenti rivolti ai suoi collaboratori da Benedetto XVI.

(Gianni Valente)

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