Veronesi lascia l’Agenzia nucleare: “E’ asfittica”

veronesi-umberto-SLIDERLa soddisfazione di Greenpeace Italia: “Non era competente”. Saglia: “La ricerca continua”

ROMA – Umberto Veronesi all’Agenzia italiana per il nucleare è durato appena un anno. Lo avevano detto gli attivisti di Greenpeace Italia: “l’oncologo non è abbastanza qualificato per quel ruolo”. Qualche giorno fa, alla fine di una stagione “bollente” per il nucleare cominciata con il referendum di giugno e proseguita con gli emendamenti alla finanziaria, il professore ha ufficializzato la sua volontà di lasciare l’Agenzia con una lettera al governo.

Nel comunicato, Veronesi non ha usato diplomazia. Ha denunciato la mancanza di strutture a cominciare dalla sede, ha definito l’Agenzia “asfittica” e “che non ha mai preso forma”. “Avevo accettato – ha detto l’oncologo – solo perché confidavo in un progetto italiano di grande respiro. Non voglio certo occuparmi, nella migliore delle ipotesi, solo di scorie”.

Due macigni avrebbero pesato sulla decisione del professore, nuclearista da sempre e dimissionario dall’incarico di senatore tra le file del Pd per la nomina a presidente dell’Agenzia. Da un lato l’esito del referendum di giugno, con cui l’Italia ha di fatto rinunciato a un programma nucleare nazionale. “Sarebbe grave – aveva detto Veronesi poco prima della consultazione – fermare la ricerca sul nucleare e sulla sua sicurezza”.

E poi un emendamento presentato dall’opposizione alla manovra economica ora al vaglio del governo, che prevede la soppressione dell’Agenzia e il trasferimento dei suoi compiti all’Authority per l’energia. “Spero – sono state le ultime parole di Veronesi nella lettera di dimissioni – che il Paese possa rimanere almeno nei programmi di partecipazione alla sicurezza nucleare”.

La verità è che per dare forma e sostanza all’Agenzia, nata con la legge “sviluppo” del 2009, il Governo non si era applicato un granché. In due anni non era arrivato il decreto ufficiale di nomina, né una sede di destinazione, né un minimo di strutture e personale per partire con la ricerca. Un insieme di fattori che hanno affossato il progetto, tanto desiderato da Veronesi, prima ancora di cominciare.

“Senza nucleare, siamo un Paese morto”, aveva dichiarato il professore poco prima del referendum di giugno. Un’affermazione che gli è costata il risentimento degli ambientalisti a cominciare da Greenpeace Italia. Il Direttore esecutivo Giuseppe Onufrio ha commentato senza mezzi termini le dimissioni dell’oncologo: “Finalmente si risolve un imbarazzante equivoco: quello di aver nominato una persona non competente in materia di sicurezza nucleare”.

L’Agenzia, comunque, non morirà. Ne è convinto Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia, che ha parlato di organizzazione “fondamentale” per la ricerca sulla tecnologia atomica in Italia.

Potrebbero interessarti anche