Frequenze digitali, raggiunti i 2,4 miliardi di euro

romaniChiusa l’asta si aprirà il problema degli investimenti sulle reti che potrebbero stressare i bilanci dei vincitori

ROMA – Si è chiusa ieri la quarta giornata di rilanci per l’acquisto delle frequenze digitali. I partecipanti all’asta, cioè Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G, hanno aumentato lunedì le loro offerte di 630 milioni di euro rispetto a quelle iniziali, ovvero circa 407 milioni di euro in più rispetto a venerdì. A questo punto l’ammontare totale delle offerte allo Stato ha raggiunto i 2,93 miliardi di euro, la stessa cifra/obiettivo che il ministro Romani si era dato.

Naturalmente a brillare sopra le altre è stata la gara molto serrata per le pregiate frequenze della banda 800 MHz, per la quale sono stati offerti complessivamente oltre 2 miliardi di euro interessando tutti i 6 lotti disponibili. Per queste frequenze, per un totale di 255 MHz, l’asta si considererà conclusa dopo tre tornate senza rilanci. Per le altre invece bisognerà attendere cinque tornate senza rilanci.

Sotto il profilo economico dunque il governo ha già raggiunto l’obiettivo di coprire il montante di 2,4 miliardi di euro che aveva iscritto nel bilancio statale con la manovra dell’estate scorsa, evitando così la “clausola di salvaguardia” voluta dal ministro Tremonti. Ma i problemi non finiscono qui. Molti operatori si chiedono se i partecipanti ai rilanci, “svenati” dalla competizione, saranno ora in grado di fare gli ulteriori investimenti indispensabili per l’upgrade delle reti. Un dubbio che sembra non del tutto infondato sia per la mancata partecipazione alla gara di operatori alternativi sia il prezzo particolarmente oneroso pagato dagli aggiudicatari per l’acquisto delle frequenze.

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