Il grande business delle buche stradali

buche_stradeNel 2010, su 120 appalti di lavori per manutenzione, solo 7 assegnati con procedure di gara aperte

 

 

ROMA – Tutto comincia all’inizio del 2009 quando, per le note vicende giudiziarie, viene revocato al raggruppamento capeggiato da Alfredo Romeo l’ “affidamento mediante concessione di pubblico servizio di gestione, manutenzione e sorveglianza del patrimonio stradale comunale”. Per non incorrere negli stessi errori, si spezzetta il maxi appalto in otto appalti di zona e si vara con grande enfasi il nuovo “sistema centrale di gestione” affidato a Risorse per Roma , che altro non è che il coordinamento di tutte le informazioni (segnalazione di dissesti, controllo lavori, programmazione degli interventi) per la gestione del patrimonio stradale comunale. L’ammontare complessivo dello stanziamento per la riparazione delle buche è di 8,75 milioni di euro.

Ma le cose non vanno come sperato e la città continua ad essere una “groviera”. Anzi, mancando un quadro di riferimento e un interlocutore riconosciuto, il Comune, e con lui tutti i Municipi, fanno ognuno come gli pare ignorando delibere, raccomandazioni e circolari. Dall’esame degli atti emerge che solo l’anno scorso su 120 appalti di lavori per manutenzione stradale soltanto 7 sono stati assegnati con procedure di gara aperte, mentre tutti gli altri hanno seguito la via più breve delle procedure negoziate, cioè invitando a discrezione dell’amministrazione un numero limitato di imprese e scegliendo fra queste quella col maggior ribasso. Il Comune ha assunto come motivazione prevalente l’urgenza degli interventi dettata dall’esigenza di eliminare gli stati di pericolo. Con queste regole molto “elastiche”, per esempio, l’anno scorso sono stati affidati due interventi da 1.239.000 mila euro ciascuno invitando soltanto cinque ditte a presentare offerta.

La situazione si era fatta insostenibile al punto che recentemente l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici per lavori, servizi e forniture ha sentito il dovere di intervenire con una requisitoria di particolare durezza. “L’anno 2010 – si legge nel documento dell’Authority – è stato caratterizzato per la quasi totalità dei Municipi dall’adozione per gli appalti di manutenzione stradale di sole procedure negoziate, motivate prevalentemente dall’urgenza di eliminare situazioni di pericolo per la pubblica incolumità”, in aperta contraddizione con i tempi successivi dell’effettiva consegna dei lavori. La prassi inoltre dimostra la totale mancanza di adeguati criteri e modalità di individuazione degli operatori da invitare alle singole gare, così che si registrano numerosi affidamenti di lavori alle medesime imprese. Nel solo anno scorso 18 imprese sono risultate affidatarie di ben 86 appalti, di cui 77 con affidamento diretto. 15 di queste 18 imprese “privilegiate” erano già state assegnatarie di 92 appalti nel triennio 2007-2009.

C’è poi l’altro assurdo del frazionamento artificioso degli importi a base d’asta per eludere le procedure europee di gara. Sempre l’anno scorso infatti 40 interventi sono stati assegnati con procedura semplificata riducendo gli importi a base d’asta sotto il milione di euro(996.000). A questo riguardo l’Autorità ha richiamato fermamente il Comune al rispetto della direttiva comunitaria che prescrive che “quando un’opera può dar luogo ad appalti aggiudicati contemporaneamente per lotti distinti, è computato il valore complessivo stimato della totalità di tali lotti”.

Il richiamo dunque al rispetto delle regole e alla trasparenza delle procedure c’è stato. Quali effetti produrrà è invece tutto un altro discorso.

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