Sanità pubblica, “sprecati” sette miliardi di euro

ospedale-interno-SLIDERLa relazione della Cdp sulla gestione delle risorse destinate alla sanità: attivato solo il 59% dei contributi

 

ROMA – La Corte dei Conti bacchetta Regioni ed enti del servizio sanitario nazionale: non hanno saputo utilizzare i fondi della legge 67/88 sull’edilizia nella sanità pubblica. E’ questo, in sintesi, il contenuto della relazione della magistratura contabile sulla gestione delle risorse statali destinate all’ammodernamento tecnologico di un settore strategico come la sanità. Rispetto al programma legislativo, che si componeva di due fasi, in questa seconda tranche iniziata nel 1999 e ancora in corso le regioni hanno attivato poco più della metà delle risorse disponibili: solo 9,98 miliardi di euro su 16,84 stanziati dall’articolo 20 della l. 67/88, cioè il 59,3%.

All’origine di quella che la stessa Corte dei Conti definisce “immobilizzazione delle risorse” concorrono diversi fattori. Oltre alla burocrazia – gli accordi di programma prevedono il coinvolgimento diretto del Mef, cosa che allunga i tempi – a pesare sulla mancata realizzazione dei progetti è anche la “scarsa capacità realizzativa di alcuni contesti regionali”. Un handicap che lascia inattivati 6,81 miliardi di euro e che nemmeno la possibilità di riutilizzare i contributi precedentemente revocati è riuscita a correggere.

Nella relazione viene segnalato poi che le risorse stanziate sul bilancio dello Stato non sono mai state utilizzate nell’anno di competenza ma, in alcuni casi, sono state addirittura attivate a distanza di tre anni dall’assegnazione. Inoltre, lamenta la Corte dei Conti, le amministrazioni regionali non hanno saputo creare un programma di finanziamenti organico e sviluppato nel tempo: “dal mero finanziamento a pioggia – si legge nel documento – si è arrivati al finanziamento episodico, raramente caratterizzato da validi cronoprogrammi attuativi”.

Sottolineato, infine, il fallimento dei – peraltro pochi – casi di finanza di progetto: i partenariati pubblico-privati creati non sono giudicati dalla Corte dei Conti all’altezza degli standard europei per progetti infrastrutturali nel settore della sanità statale.

Alla luce di un simile bilancio, la magistratura contabile ha “bocciato” la legge 67/88. “La sua concreta attuazione – si legge nella parte conclusiva della nota – non sembra in grado di assicurare la perequazione infrastrutturale” in base ai “livelli minimi di prestazione statuiti dall’art. 17 della Costituzione”.

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