Ambizioni e speranze delle squadre romane

Derby_Roma_Lazio I pronostici alla vigilia del (ritardato) avvio del campionato tra l’addio inevitabile di Zarate e le separazioni consensuali del club giallorosso

 

ROMA – Da una parte l’addio doloroso ma inevitabile di Maurito Zarate, dall’altra le separazioni più o meno consensuali di Mexes, Menes e Vucinic. Da una parte il vecchio saggio, Reja, che si gioca la stagione del dentro (le grandi) o fuori (la panchina), dall’altra il giovane (e forse un po’ troppo presuntuoso) Luis Enrique che si permette di sacrificare l’Europa league pur di mettere in chiaro chi comanda tra lui e il Pupone.

Chissà che stagione sarà quella di Lazio e Roma, alle prese con due situazioni, due società, due squadre con altrettante ambizioni e due realtà completamente differenti. Dopo il campionato che ha segnato il ritorno dei biancocelesti nel salotto buono del calcio europeo, Lotito si è scatenato negli acquisti. Ecco Cissè, Klose, Cana, Konko, Stankevicius, Marchetti e chi più ne ha più ne metta. Peccato che proprio sul più bello, cioè quando la partenza di Zarate sembrava quasi tramontata, è arrivata la doccia fredda con il passaggio dell’argentino all’Inter. Difficile accettare un boccone così amaro, difficile pensare che uno come Maurito non potesse essere utile e non trovar posto in questa Lazio. Ma tant’è. Com’è difficile accettare che quei soldi (tantini, per la verità) incassati da Lotito non siano stati spesi magari per rinforzare un reparto chiave come la difesa che di certo dovrà fare tesoro dell’esperienza di tre arzilli “vecchietti” come Dias, Biava e Zauri. Ma la squadra va bene così – dice il saggio Reja – e se i numeri gli daranno ragione la sua Lazio potrà fare davvero i conti alla pari con le grandi, non di certo per lo scudetto, ma di sicuro per un posto in Champions.

Discorso diverso, almeno in parte, per la Roma. Si riparte da zero. O quasi. Via la famiglia Sensi, ecco gli americani della linea verde. Addio alle grandi firme, ecco i giovani Bojan, Lamela, Pianic, Caprari, che impareranno ben presto a comprendere cosa significhi la convivenza con i mostri sacri dell’impero giallorosso. Dall’intoccabile Totti a capitan futuro De Rossi. Intoccabile, il capitano, forse non più dopo lo show che è costato a Luis Enrique, il giovane anche lui di belle speranze con l’Ipad in panchina, la prima bordata di fischi all’Olimpico. Il Pupone, però, ama troppo la Roma per non aver compreso il momento difficile ed ecco che lancia l’ennesimo appello alla tifoseria: restiamo uniti, questa Roma ha bisogno dei suoi tifosi. Vedremo se basterà. Una cosa è certa: il record negativo storico di abbonamenti sottoscritti lascia perplessi, non tanto per le ambizioni e le speranze quanto per lo scetticismo e la carenza di entusiasmo che si respira a Trigoria. Ma anche questo è un problema che potrebbe trasformarsi in uno stimolo in più, sia per la vecchia guardia, sia per chi (come gli ultimi arrivati) ha tutto da guadagnare e nulla da perdere. E anche se per l’ennesimo anno, Roma non sarà Capitale del calcio, ci sentiamo fare previsioni: ne vedremo delle belle. Di partite, ovviamente, dopo uno sciopero che non ha arricchito nessuno, ma ha reso tutti più poveri. Di dignità, naturalmente. Buon campionato a tutti!

(Andrea Pesciarelli)

Potrebbero interessarti anche