Siti inquinanti, la Corte dei conti boccia il ministero dell’Ambiente

porto-marghera-SLIDERRitardi nell’attuazione dei progetti e risorse non spese: queste le principali criticità

ROMA – Il ministero dell’Ambiente non riesce a impiegare in modo efficiente i finanziamenti per il recupero ambientale dei siti inquinanti. La bocciatura arriva dalla Corte dei conti, al termine di un’indagine sull’andamento contabile del capitolo di spesa 7503 relativo appunto ai Sin, Siti inquinanti nazionali.

Si tratta di interventi di bonifica e messa in sicurezza finanziati per il quadriennio 2006-2009 con aggiornamento al 2010 in diverse regioni: Piemonte (Valle Bormida e Ceres), Veneto (Vallone Moranzani e Venezia-Porto Marghera), Emilia Romagna (Fidenza), Friuli (Raibl-Cave del Predil), Sicilia (miniere di zolfo a Caltanissetta, e siti di Milena, Muti Coffari, Racalmuto e Montedoro, sito di Priolo-Siracusa-Augusta), Campania (Bagnoli) e Toscana (Piombino). I progetti sono finanziati da un capitolo di spesa (numero 7503) per il quadriennio 2006-2009, con aggiornamento al 2010.

Il problema, sottolinea la magistratura contabile, è doppio: da un lato “la difficoltà di condurre con speditezza l’esecuzione dei progetti”, dall’altro la lentezza nella “attuazione degli accordi programmatici”. Nella nota si legge anche che “l’Amministrazione ha posto l’accento del proprio impegno sulla fase della erogazione delle spese, sembrando talvolta dare minore enfasi al controllo e al monitoraggio delle medesime”. Come a dire: i documenti forniti alla Corte dei conti dimostrano che le risorse sono state spese, mentre poco o nulla si sa sulla realizzazione dei progetti, cioè su come quei soldi sono stati utilizzati. “L’Amministrazione – prosegue la relazione – sembra soffrire nel porre attenzione al momento del monitoraggio sulla realizzazione delle opere finanziate”.

C’è poi la questione dei fondi mai spesi: una percentuale più alta di anno in anno. “Il rapporto dei residui sulla massa spendibile – segnala la Corte dei conti – passa da circa il 50% nel 2006 al 77% del 2008, fino a toccare il 90% nel 2009. Nel 2010, tuttavia, tale rapporto appare migliorare poiché si attesta a circa il 52%”.

Le motivazioni dietro queste inefficienze, secondo l’ipotesi dei magistrati che hanno prodotto il documento, hanno a che fare sia con la complessità tecnica degli interventi di risanamento ambientale, che spesso richiedono revisioni progettuali anche in corso d’opera, sia con i conflitti di competenza che spesso si verificano tra vari livelli territoriali coinvolti nella realizzazione dei progetti (Stato, Regioni ed enti locali).

“Occorre pertanto – conclude la nota – uno specifico impegno per assegnare adeguata priorità ai momenti del monitoraggio e del controllo strategico, tanto più ora che si dispone di un corpo normativo (il d.lgs. 150/09) riservato anche alla gestione del ciclo della performance amministrativa”.

Potrebbero interessarti anche