Alitalia, la compagnia italiana sempre sulla corda

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La concorrenza di Trenitalia, l’aumento delle tariffe aeroportuali e dei costi del carburante

ROMA – C’è sempre qualcuno pronto a fare il funerale in anticipo ad Alitalia. Non che la compagnia goda di ottima salute, ma la gestione è positiva, i mesi estivi si sono rivelati migliori dell’anno scorso, l’ultimo semestre ha denunciato una perdita di 94 milioni che, tenuto conto del contesto internazionale negativo, viene giudicato in linea con le previsioni di quest’anno. A ciò si aggiunga, come segnale positivo, il pagamento da parte di Cai dell’ultima rata di 80 milioni di euro dovuta alla liquidazione del vecchio gruppo e gli imminenti mandati di pagamento per il Tfr degli ex dipendenti di Ait Servizi e della SpA. L’amministratore delegato dell’azienda, Rocco Sabelli, ha potuto confermare pochi giorni fa che a fine 2011 sarà raggiunto il pareggio operativo. Insomma i tempi in cui dell’Alitalia si diceva che “meno vola meno perde”, almeno quelli sembrano superati.

Certo nel percorso di risanamento resta una serie di incognite che non fanno dormire sonni tranquilli ai “capitani coraggiosi” dell’attuale compagine. Alcuni di loro, com’è noto, hanno già provveduto a svalutare la loro partecipazione: lo aveva fatto per prima la capocordata Intesa Sanpaolo, seguita subito dopo da Pirelli&C, dalla società Atlantia dei Benetton e da ultimo dalla stessa Air France. E questi non sono certo segni incoraggianti, tanto più che uno dei soci avrebbe già messo in vendita la propria quota, destinata comunque a restare “in famiglia” dato il patto di sindacato che lega tutti i soci fino al 2013.

Ma non è l’unica nuvola sulla testa di Cai. C’è l’Antitrust che alla fine dell’anno sarà chiamata a decidere se rinnovare all’Alitalia la concessione di sostanziale monopolio della compagnia sulla rotta Linate-Fiumicino, fino a poco tempo la più redditizia in assoluto. Anche questo privilegio d’altronde ha perso molto del suo valore soprattutto per il successo dell’alta velocità ferroviaria che, prima ancora dell’entrata in servizio dei treni di Montezemolo, si è già presa un buon 55% del traffico sulla Roma-Milano. Continua poi il braccio di ferro sulle tariffe aeroportuali, ferme ormai da 10 anni, che se non aumenteranno di 7 euro a passeggero, come chiesto all’Enac da Aeroporti di Roma, comporteranno comunque un sensibile aggravio di costi che, se aggiunto agli aumenti del prezzo del carburante, peserà in maniera non indifferente sul bilancio di Alitalia.

Come finirà la partita alla naturale scadenza del 2013 nessuno oggi può dirlo. Le opzioni sono tutte sul tappeto: finirà, come in un certo senso è cominciata, con l’acquisto dell’intera azienda da parte di Air France? O la compagnia francese si ritirerà spontaneamente dalla corsa spaventata dai precari equilibri economici e finanziari? O invece i “capitani” si dimostreranno ancora più coraggiosi del previsto e metteranno mano al portafoglio per ricapitalizzare Cai attratti dalle prospettive di sviluppo? I bookmakers sono già al lavoro per quotare le alternative.

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