Certificati medici online, questione informatica e deontologica

medico-di-base-SLIDERFimg: bene alleggerire il sistema, ma attenzione al rischio di sovrapposizione delle informazioni

ROMA – “Il passaggio online dei certificati medici, al di là delle solite polemiche, solleva due questioni importanti: una di tipo tecnologico e una di tipo deontologico”. Il dottor Silvestro Scotti, vicesegretario nazionale della Fimg spiega a Romacapitale.net la rivoluzione informatica che sta interessando i medici di famiglia.

Il processo è partito a febbraio. “Prima lo specialista consegnava al paziente due documenti – chiarisce Scotti – l’attestato di malattia da inviare per raccomandata al datore di lavoro, e il foglio con la diagnosi. Da oggi, invece, comunicherà un numero di protocollo con cui, dal sito internet dell’Inps, lavoratore e datore di lavoro possono scaricare il certificato”.

Per i medici di famiglia, in realtà, non si tratta di una vera rivoluzione. Da anni hanno imparato a usare diversi software e oggi la medicina generale è considerata forse la branca più informatizzata di tutto settore. “Le vere criticità – sottolinea Scotti – di cui però si parla poco, riguardano la parcellizzazione dei sistemi regionali e soprattutto la questione deontologica, per cui se un paziente ci chiede un certificato di carta noi dobbiamo farlo, per una norma professionale”.

Il processo di evoluzione informatica della medicina di base, che ha come punto d’arrivo la ricetta elettronica, prevede infatti il passaggio da un sistema di raccolta dati nazionale a vari sistemi regionali. “Se fino ad oggi le informazioni sui pazienti erano inviate al Sistema di accoglienza centralizzato (Sac) – prosegue il vicesegretario – da oggi le Regioni si doteranno ciascuna di un sistema proprio. Si passa, cioè, dai Sac, centralizzati, ai Sar e in alcuni casi ai Saa, cioè Sistemi di accoglienza aziendali, quindi diversi tra loro anche all’interno della stessa regione”.

Una parcellizzazione che, se da un lato alleggerisce il flusso di dati gestiti dal sistema centrale, dall’altro crea confusione tra i vari livelli regionali e interregionali. “Per fare un esempio – aggiunge Scotti – se nel sistema centrale si mette prima il nome del paziente, mentre nel regionale si inserisce prima il cognome, nel momento della trasmissione dei dati le due informazioni entreranno in conflitto”. Questo senza considerare i costi per l’acquisto e l’aggiornamento dei software: anziché una spesa unica a livello nazionale, si può arrivare a decine di acquisti per i vari Sar e Saa.

“Infine c’è la questione deontologica – conclude il vicesegretario di Fimg – L’attestato di malattia costituisce parte integrante del rapporto tra medico e paziente. L’invio telematico non può far venir meno questo rapporto. Non può sostituire totalmente l’atto cartaceo”. Un altro punto che la normativa nazionale non ha compreso, prevedendo “interventi disciplinari esagerati per atti deontologicamente obbligatori”.

(Federica Ionta)

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