Cresce l’Italia dei lavoratori irregolari. Evasi 1,5 mld all’Inps

lavoro-nero-SLIDERL’inchiesta di Romacapitale.net sul lavoro nero. Due aziende su tre non superano le ispezioni ministeriali

ROMA – In Italia aumenta il lavoro irregolare. Romacapitale.net ha approfondito i risultati di un’interrogazione parlamentare sull’attività di vigilanza del ministero del Lavoro in materia di occupazione e previdenza, per scoprire che su 262.014 imprese italiane ispezionate nel 2010 (di cui 13.146 nel Lazio), il 66% presentava delle irregolarità. Un dato in crescita rispetto al 2009, quando il ministero aveva sanzionato il 61% delle società visitate.

La maggior parte delle contestazioni riguarda i contratti di lavoro. “A cominciare dai falsi co.co.pro. – spiegano al ministero – per cui un collaboratore viene in realtà trattato come un dipendente, gli viene imposto ad esempio un orario d’ufficio”. Ma la vera piaga resta il lavoro in nero: “su 232.854 irregolari, 133.366 sono stati trovati senza alcun tipo di contratto: una fetta pari al 57%”.

tabella_lavoro_nero_2010Al confronto con il 2009, tutti i dati sono peggiorati. Sono raddoppiati i casi di mancata tutela fisica ed economica per le lavoratrici madri: da 1.067 nel 2009 si è passati a 2.252 contestazioni nel 2010. E ancora, i 4.000 ispettori che hanno preso parte all’indagine hanno firmato 33.208 verbali per inottemperanza alle norme sul riposo settimanale e sull’orario di lavoro (erano 27.761 nel 2009); 38.357 per la sicurezza (erano 26.404 nel 2009); 2.604 per anomalie rispetto allo statuto dei lavoratori. Riguardo ai settori economici, maglia nera ad agricoltura ed edilizia, dove più della metà degli irregolari era in nero.

Dei 171.810 casi di irregolarità accertati, la maggior parte dei datori di lavoro ha pagato subito per regolarizzare la propria posizione. Ma 18.000 aziende sono finite davanti al giudice monocratico, 16.000 sono state diffidate e per 7.651 è scattata addirittura la sospensione.

I risarcimenti percepiti dai lavoratori e dall’Inps per retribuzioni e versamenti previdenziali mancati, danno la misura del business che sta dietro al fenomeno del lavoro irregolare. Escludendo i pagamenti al momento della contestazione, le ispezioni hanno consentito di recuperare 19,1 milioni di euro da conciliazioni davanti al giudice monocratico, 37,2 milioni di euro da diffide e 9,1 milioni di euro incassate per la revoca del provvedimento di sospensione. Un totale di 65 milioni di euro, cui va aggiunto un miliardo e mezzo di euro per contributi evasi alla previdenza nazionale.

(Federica Ionta)

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