Si moltiplicano gli acquisti di azioni proprie

Indice_borsa_sliderAll’Eni, all’Enel, a Terna alti dirigenti e familiari comprano azioni delle rispettive società. La legislazione in materia

ROMA – Qualche giorno fa era stato il presidente dell’Eni, Giuseppe Recchi, a comprare 42.000 azioni del gruppo, al prezzo di 14,22 euro per azione (ieri il valore dell’azione era sceso a 13,37 euro, con una perdita teorica di 34.000 euro, ma già oggi per il “povero” Recchi le cose vanno meglio). Nel commentare la notizia, romacapitale.net diceva che l’operazione di internal dealing è prevista e regolata  dalla normativa in materia, ovvero ha piena legittimità a condizione di darne puntuale informazione al mercato. Anzi, in questo senso l’acquisto di azioni proprie può essere visto come gesto di fiducia nei confronti della propria azienda (ma, ci si domanda, come andrà interpretata l’azione contraria di vendita?). Naturalmente la Consob nel giudicare l’operazione dovrà tener conto di tutta una serie di altri fattori, come il tempo dell’acquisto/vendita dei titoli, le condizioni del dealing, ecc.

L’esempio di Recchi oggi è seguito da altri manager pubblici. Si è avuta notizia infatti in questi giorni che anche l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ha comprato 17.500 azioni del gruppo elettrico a circa 2,85 euro per azione (ieri il titolo quotava 3,03 euro). Non poteva mancare il presidente della stessa società, Paolo Andrea Colombo, che ha acquistato 10.000 azioni a 3 euro l’una. Ma anche parenti e amici dei manager si accodano: la moglie del presidente di Terna, Luigi Roth, ha comprato 30.000 azioni ordinarie della società del marito per 75.900 euro (2,53 euro ad azione)

Di fronte a quest’ondata di acquisti, il senatore Lannutti, diffidente per natura, chiede al ministro Tremonti di sapere se, per esempio, nell’acquisto della signora Maria Luisa Manara Roth non si possano “configurare rischi di inquinamento nella diffusione di informazioni riservate a vantaggio dei propri familiari”. L’interrogazione va girata alla Consob che dovrà accertare, oltre a tutte le altre condizioni, che non vi siano prossimi strappi nella quotazione del titolo.

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