Arresti di affiliati alle cosche calabresi

arresti_GdfOperazione “Garanzie facili” la GdF stronca l’attività illecita di un consorzio fidi e sequestra beni per milioni di euro

 

ROMA – A seguito di complesse indagini coordinate dal gruppo reati contro l’economia della Procura della Repubblica di Roma, il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari emesse dal Gip di Roma, Adele Rando, nei confronti di Nicola Defina (dominus di Congafid) e della sua compagna Sandra Zoccali, entrambi originari di Palmi in provincia di Reggio Calabria, per abusivismo finanziario, ostacolo agli organi di vigilanza, bancarotta fraudolenta e impiego di denaro di provenienza illecita. Oltre agli arresti, sono state sequestrate le quote di una società proprietaria di una sontuosa villa a Formello utilizzata dal Defina, un immobile a Fiumicino-Parco Leonardo di proprietà della Zoccali e il saldo dei conti correnti intestati agli stessi, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

Il blitz odierno fa seguito ad un’analoga operazione disposta nel luglio scorso dalla Direzione distrettuale antimafia della capitale nei confronti delle stesse persone riconducibili alla cosca calabrese dei Gallico, il cui capo è Domenico Greco, socio del Defina in molteplici società e affari. A luglio furono messi sotto sequestro l’Antico Caffè Chigi, la società Adonis, definita dalla Dia “holding del gruppo con varie sedi a Roma, tra il lussuoso quartiere Coppedè e i Parioli”, il centro estetico Beauty City, un maxi yacht, oltre a diversi immobili e automobili di lusso.

Anche il sequestro di oggi scaturisce da un’attività ispettiva antiriciclaggio espletata nel 2010 nei confronti di un Confidi, il Congafid, che ha permesso di rilevare che il citato consorzio, pur non disponendo dei requisiti economico-patrimoniali, ha emesso 2660 polizze fideiussorie, incassando premi per circa 15 milioni di euro e garantendo un capitale di oltre 350 milioni di euro.

In particolare si accertava che il capitale era costituito da soli crediti “conferiti” per un ammontare di sei milioni, in realtà inesigibili e quindi privi di qualsiasi valore. Le polizze venivano poi emesse a garanzia di debiti tributari, di contratti tra privati, a tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire, per contratti di locazione e contratti con enti pubblici (Regioni, Province, Comuni, ecc.).

La successiva ricostruzione dei flussi finanziari del consorzio ispezionato ha permesso di appurare diverse sottrazioni fraudolente dai conti correnti societari a favore di altre società riconducibili allo stesso Defina e alla sua compagna, per un totale di oltre 1.700.000 euro. E come se non bastasse, si appurava che dopo l’inevitabile fallimento del Confidi, l’attività illecita proseguiva attraverso un’altra società finanziaria, avente come “dominus” occulto sempre il citato Defina.

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