Le sculture di Cerone raccontano antichi valori

giacinto-cerone-gnamL’ampia retrospettiva dell’artista lucano in mostra alla Gnam fino al 23 ottobre

ROMA – L’ampia retrospettiva, a cura di Angela Porro, dedicata a Giacinto Cerone alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, aperta fino al 23 ottobre prossimo, merita una visita e una riflessione sulla pratica della scultura ancora oggi portatrice di valori antichi, artigianali, manuali e legata come è ai materiali poveri e a quelli preziosi e allo stesso tempo aperta a tutte le sperimentazioni.

Parte dal legno, dal gesso, dal cemento grezzo, lo scultore Cerone, morto nel 2004 a soli quarantadue anni, ma si cimenta anche con materiali più attuali, per arrivare a lavori di ceramica splendente, grigia, rossa, verde, bianca e nera, spinto da audacia e determinazione alla ricerca della forma.

Il catalogo ben documenta la sua ascendenza dalle origini meridionali di una terra, come quella della Basilicata, ricca di reperti medioevali, bizantini, romanici, il suo sguardo verso la scultura contemporanea di Brancusi, di Arp e la sua folgorazione per le “Nature” di Fontana avvenuta in occasione della sua permanenza ad Albisola per frequentare un laboratorio di ceramica.

La mostra, allestita con grazia nei grandi saloni della Galleria, ci rivela una grande capacità di modellare i materiali, soprattutto la ceramica e una grande vivacità di immagini che animano la fantasia dell’artista e che si rivelano nella loro magica fuoriuscita dalle stele, dai cippi funerari, dalle formelle. Sono fiori, rose, carciofi, nastri, merletti, talvolta anche angeli, santi, immagini sacre che si fanno gioco della austerità, del geometrismo dal quale nascono per imporsi nella loro preziosità ma soprattutto nella loro vicinanza al quotidiano.

La scultura dunque, come genere legato al monumentale e all’accademico si prende una sua rivincita parlando dell’uomo, della sua vita, dei suoi più profondi e intimi desideri altalenanti tra le esigenze del vivere e l’aspirazione all’universale.

(Maria Grazia Tolomeo)

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