Il doppio fronte della battaglia di Finmeccanica

finmeccanica-rosso-SLIDERIl piano di ristrutturazione aziendale e gli intrecci politico-affaristici venuti alla luce negli ultimi mesi

 

ROMA – Da un lato il piano di ristrutturazione aziendale, a cominciare dai tagli ad Alenia fino alla vendita di Ansaldo. Dall’altro la questione morale, da Bisignani e Milanese fino al caso Tarantini. Il futuro di Finmeccanica si fa sempre più incerto e la società italiana, leader mondiale nel settore dell’alta tecnologia e insieme all’Eni unica bandiera dell’Italia in politica estera, è stretta tra due fuochi.

Il processo di rilancio aziendale è entrato nel vivo con l’ipotesi di una cessione di Ansaldo Sts a General Electric, le voci di un interesse della francese Alstom per Ansaldo Breda e soprattutto la riorganizzazione di Alenia Aeronautica: 1.200 esuberi, esternalizzazione di 500 lavoratori, chiusura del sito di Casoria e spostamento della sede legale di Pomigliano. Più 500 nuove assunzioni e 300 contratti ai lavoratori precari.

Sul fronte “morale”, invece, la crisi economica ha scoperchiato il vaso di Pandora di un sistema di gestione delle consulenze esterne non sempre efficiente né trasparente. Ed ecco che il nome di Finmeccanica, e il destino di 77 mila dipendenti, compare nel caso Milanese – il consigliere politico di Tremonti è accusato di aver promesso cariche in società del gruppo in cambio di compensi – e soprattutto nell’inchiesta sui ricatti al premier Berlusconi da parte di Giampaolo Tarantini. Sulla reputazione della società italiana ora pesano le intercettazioni delle telefonate tra Tarantini e il dirigente Domenico Lunanuova, per un progetto che si sarebbe sbloccato “grazie” al terremoto dell’Aquila; senza contare le recenti dimissioni del consigliere di amministrazione di Seicos Salvatore Metrangolo e, 24 ore dopo, del direttore commerciale Paolo Pozzessere.

Il nuovo vertice può contare su una buona base finanziaria (2 miliardi di liquidità, 2,5 di linee di credito e 5 miliardi di debiti finanziari) ma dovrà confrontarsi su un mercato ristretto dai tagli della spesa pubblica, sia in Italia che in altri Paesi di riferimento, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. E soprattutto dovrà far digerire a lavoratori di Alenia Areonautica un piano di ristrutturazione che ha già scatenato le reazioni negative dei rappresentanti politici della Campania e dei sindacati, che già minacciano lo sciopero. Le parole del coordinatore nazionale di Fiom-Cgil Massimo Masat, all’uscita dell’icontro romano con i dirigenti del gruppo (avvenuto il 16 settembre), non lasciano adito a fraintendimenti: l’accordo – “tanti tagli e pochi investimenti”, ha lamentato Masat – è insostenibile e deve essere modificato”.

Stamattina il titolo in borsa ha ceduto il 9,25% ed è stato costretto a uno stop in asta di volatilità. Risultato, ipotizzano gli esperti, delle incertezze sul fronte aziendale ma anche della faccenda morale. Come a dire che le due questioni, forse, non sono poi così separate.

(Federica Ionta)

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