La storia infinita della ex Fiera di Roma

ex-fieradiroma-SLIDERL’intenzione di chiamare i romani ad esprimere il proprio parere suona come una beffa. Le decisioni saranno prese altrove

ROMA – L’Assessorato all’urbanistica del Comune ha dato il via la scorsa settimana all’iter per la partecipazione dei cittadini al futuro dell’area della ex Fiera di Roma sulla via Cristoforo Colombo. Il regolamento di partecipazione prevede che dopo l’invito odierno venga convocata un’assemblea partecipativa aperta a tutta la cittadinanza, nel corso della quale “verrà illustrata la variante urbanistica e verranno raccolti i contributi partecipativi (osservazioni e proposte, anche scritte!), destinati ad essere recepiti nel Documento della Partecipazione che accompagnerà la proposta di delibera in tutto l’iter procedurale fino alla sua definitiva approvazione”.

Tralasciando per il momento gli aspetti più smaccatamente demagogici del provvedimento, sembra più interessante esaminare le “linee guida di indirizzo per la riqualificazione e trasformazione urbanistica del compendio immobiliare dell’ex Fiera di Roma”. Qui infatti si giocherà nei prossimi mesi la più importante operazione immobiliare della Capitale, su una superficie territoriale complessiva (al netto delle possibili maggiorazioni) di 76.139 mq., di cui 63.373 di proprietà della ex Fiera di Roma S.p.A. (oggi Investimenti S.p.A.), e i restanti 12.766 mq. di proprietà demaniale comunale, resi però inedificabili dai precedenti atti di pianificazione. A sua volta Investimenti SpA (presieduta da Lorenzo Tagliavanti) è posseduta da Camera di Commercio (57,007%), Comune di Roma (22,565%), Sviluppo Lazio S.p.A. (10,161%), Regione Lazio (10,161%), Provincia di Roma (0,068%), Unione Industriali di Roma (0,007%), Azienda Promozione Turistica (0,027%) e Unione agricoltori di Roma (0,003%).

Le stesse “linee guida” ricordano nelle premesse che il Commissario straordinario al Comune di Roma nel maggio 2001 prevedeva per tutta l’area della via Cristoforo Colombo “destinazioni a verde pubblico attrezzato per lo sport, la ricreazione e i servizi al quartiere (mercato, teatro, ecc.)”. Il piano regolare del 2008 si limitò invece a definire l’area della ex Fiera come “ambito a pianificazione particolareggiata definita”, che è la classica formula criptica usata per decidere in un secondo tempo qualsiasi cosa o il suo contrario. Comunque il Prg diceva che le aree attigue alla Colombo “sono evidenziate come adatte ad accogliere attrezzature per il tempo libero e lo sport”.

Ma la cosa più stupefacente è che nell’atto di indirizzo non si fa menzione della gara internazionale che a fine 2007 si svolse su specifico bando di Fiera di Roma spa per la valorizzazione dell’intera area. Manifestarono allora l’interesse al progetto, la Vianini Lavori e Roma Ovest; gli olandesi di Multidevelopment; i francesi di Altarea Sca e Altarea Italia Srl; la Seci del gruppo Maccaferri; i greci del consorzio G Aktor; Babcock & Brown e Ing Re; Cogesan, Fimit, Imm. Co., Immobiliare lombarda, Sansedoni; Salini Costruzioni; gli indiani di M/s Zoom Developers e Shane Baghai e una serie di altre imprese di costruzioni italiane e straniere. Tra i progettisti ingaggiati dalle società di costruzione per partecipare alla gara c’erano Massimiliano Fuksas, lo studio Foster e Roberto Stern, lo studio Eisenman di New York, Cino Zucchi e Andreas Kipar. «Roma è la città scelta dai più grandi architetti del mondo – dichiarò con la consueta enfasi Veltroni – e con le firme dei migliori progettisti la città continua a rinnovarsi, a darsi nuove grandi infrastrutture, a restituire spazi un tempo commerciali a nuove funzioni di pregio per i cittadini». Entro la fine di gennaio 2008 sarebbero dovute pervenire le offerte vincolanti e il nome del vincitore – si disse – dovrebbe arrivare entro l’estate 2009. Nel capitolato preliminare si stabiliva che metà dell’area sarebbe stata destinata al verde, parchi pubblici, piazze e aree pedonali, la “città dei bambini”, oltre ad un’offerta residenziale e ai relativi servizi.

E’ vero, si trattò solo di manifestazioni di interesse, ma di tutto il lavoro che c’era stato a monte e a valle del bando non c’è traccia neppure alla Camera di commercio che di quell’iniziativa fu promotrice. Non solo non c’è traccia storica, ma neanche strategica e urbanistica. Le nuove linee guida infatti ribaltano completamente i vecchi indirizzi e stabiliscono che “le destinazioni funzionali devono essere così articolate: 65% della superficie utile lorda destinato al residenziale; 35% al non residenziale; 15% al flessibile”. Il soggetto che si assicurerà l’intero appalto sarà scelto mediante procedura competitiva dalla società Investimenti, di concerto con l’amministrazione comunale, in base alla migliore soluzione progettuale sotto il profilo urbanistico, architettonico ed economico-finanziario. Come si vede, ai cittadini che saranno chiamati ad esprimere le loro proposte partecipative (anche scritte!), resta ben poco da proporre.

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