Anzio, arriva il porto. Regione Lazio cede la concessione

porto-anzio-renderingAlla società Capo D’Anzio va la concessione sul demanio portuale in cambio della costruzione del nuovo scalo

ROMA – Il nuovo porto di Anzio si farà. A tre anni dalla conclusione del progetto preliminare, del 2008, la Regione Lazio ha formalizzato la concessione demaniale che assicura alla società Capo D’Anzio la titolarità nella gestione dello scalo marittimo laziale per i prossimi 90 anni.

In cambio, alla società costituita nel marzo 2010 con capitale interamente pubblico (la proprietà è per il 61% del comune di Anzio e per il 39% di Italia navigando, società a sua volta del ministero del Tesoro) vanno oltre 200 milioni di euro per un progetto di durata quinquennale.

Soddisfatti dell’intesa l’assessore regionale alla Mobilità Francesco Lollobrigida, che ha parlato di “un altro passo importante in favore del territorio”, e il sindaco di Anzio Luciano Bruschini. Ma, soprattutto, l’accordo è stato accolto con entusiasmo dagli investitori che già hanno manifestato interesse all’acquisto dei posti barca. “Si tratta di domande di diritto d’ormeggio a lungo termine per 50 anni – spiegano da Capo D’Anzio a Romacapitale.net – che fino ad oggi non potevamo perfezionare perché la società, quindi il comune, non aveva piena titolarità della concessione”.

Nella ripartizione delle competenze a livello territoriale, infatti, il demanio portuale spetta alla Regione. L’amministrazione regionale voleva quindi mantenere l’autorità per il porto commerciale, lasciando al comune di Anzio la gestione e la costruzione (cioè i costi) della struttura. “Grazie all’accordo, che aspettavamo dal 2004, la concessione demaniale è stata ridefinita e lo scalo portuale passa sotto la competenza comunale”, concludono alla Capo D’Anzio.

Il nuovo porto dovrebbe essere completato per il 2016. E’ stato progettato come una struttura polivalente, aperta sia al traffico commerciale (dai traghetti ai battelli da pesca) che turistico. Vanterà una connessione wi-fi gratuita, un sistema di scarico delle acque nere all’avanguardia in Italia e altre pratiche di rispetto dell’ambiente.

Tanti jolly, insomma, che potrebbero spaventare gli scali limitrofi a cominciare dal porto di Nettuno, costruito negli anni Sessanta con criteri più obsoleti e comunque meno sensibili alla questione ambientale. Altre critiche, più di natura politica, sono arrivate da Latina e Sabaudia. Capo D’Anzio, però, non si lascia influenzare: “Il nostro è un porto concepito in modo innovativo, sarà qualcosa di completamente diverso”.

(Federica Ionta)

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