“Euro, valuta solida e credibile”

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Passato e futuro della crisi economica e finanziaria nell’esperienza di Jean-Claude Trichet, francese classe 1942, da otto anni al vertice della Banca centrale europea. Il banchiere ricorda che la Bce concede ai mercati abbondante liquidità e invita i governi europei a seguire una politica fiscale solida e ad essere più competitivi *

Qual è la causa del’attuale situazione economica in Europa?

Al momento siamo di fronte a una crisi dei debiti sovrani dovuta a squilibri fiscali. L’Europa ha una moneta unica ma non un bilancio federale, e ciò rende il Patto di stabilità un pezzo fondamentale dell’Unione monetaria. Per questo il Consiglio dei governatori della Bce ha sempre insistito affinché fosse rispettato dai governi.


La crisi ha superato le sue previsioni?

Già nel 2006, d’accordo con tutti i banchieri centrali che parteciparono al Global economy meeting, dissi che bisognava attuare interventi di correzione del mercato perché i rischi erano stati sottovalutati, i premi assicurativi troppo bassi e la volatilità estremamente bassa. Dall’agosto 2007 abbiamo affrontato diverse emergenze di una crisi globale che ha colpito tutte le economie avanzate, e ha il suo epicentro in Europa. Autorità pubbliche e soggetti privati devono assumersi le proprie responsabilità.

L’insolvenza della Grecia è un rischio concreto?

La Grecia deve rispettare il piano di aggiustamenti e impegnarsi a raggiungere tutti gli obiettivi, questo è fondamentale. Tutti i governi, poi, devono portare avanti le decisioni che sono state prese il 21 luglio a Bruxelles.

E la fine dell’euro? Nouriel Roubini, Bill Gross di Pimco e George Soros, oltre a vari economisti di fama mondiale, hanno fatto previsioni catastrofiche sulla moneta unica.

Non bisogna confondere la stabilità finanziaria nell’Eurozona con la necessità di aggiustare le politiche fiscali. Da quando è entrato in vigore l’euro ha tenuto bene. I prezzi si sono mantenuti più stabili di quanto avvenisse prima con le valute nazionali. Non si deve dimenticare che l’Eurozona, nel suo complesso, ha un deficit molto più basso di tante economie avanzate. L’euro era e rimane una moneta solida e credibile.

Parliamo della Bce. Un bilancio dei suoi otto anni di mandato?

Il mio incarico non è ancora finito e ho compiti importanti da portare a termine fino a novembre. In ogni caso posso dire che guidare l’istituzione monetaria che è responsabile della moneta comune di 332 milioni di cittadini europei in 17 Paesi è stata un’esperienza esaltante. E’ una grande responsabilità. A questo si aggiunge l’ottima squadra di banchieri con cui ho lavorato.

Gli investitori sono preoccupati dopo le dimissioni di Jurgen Stark, presentate pochi mesi dopo quelle di Axel Weber. Quali sono le conseguenze di questi due episodi?

Il primo compito della Bce è mantenere i prezzi stabili. I risultati di questi 12 anni di lavoro sono sorprendenti: per quanto riguarda la stabilità dei prezzi, ci troviamo nella migliore condizione degli ultimi 50 anni. Noi continueremo su questa strada. Jurgen è stato un ottimo collega nei 18 anni che abbiamo lavorato insieme. Ha sempre dimostrato devozione e impegno per il consolidamento dell’Europa unita. Alla Bce abbiamo lavorato insieme per cinque anni ed è stato sempre fedele all’istituzione. Ho una grande stima nei suoi confronti.

Queste due dimissioni, però, sono collegate all’acquisto da parte della Bce di obbligazioni di Paesi in difficoltà.

Il Securities markets program è una misura non-standard decisa dal Consiglio dei governatori della Bce per ripristinare la stabilità finanziaria e il corretto funzionamento dei mercati. Dall’inizio della crisi nel 2007 abbiamo applicato una separazione tra due categorie di misure. Da un lato ci sono le misure standard, cioè sui tassi d’interesse, con l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Dall’altro ci sono le misure non standard che sono decise in base al grado di squilibrio del mercati. Il programma di acquisto dei bond di Paesi in difficoltà rientra tra queste misure.

Quali sono le sfide che dovrà affrontare il futuro presidente Mario Draghi?

Compito del banchiere centrale è quello di difendere la stabilità e la fiducia verso la moneta unica. Draghi non ha bisogno di consigli. E’ da tempo nel Consiglio della Bce e conosce bene il quadro attuale.

Cosa abbiamo imparato dalla crisi?

Le economie emergenti hanno dimostrato di saper reagire meglio di quelle avanzate. La lezione principale è che dobbiamo rivedere la capacità di resistenza delle economie occidentali, e questo include l’attuazione di una solida politica fiscale, il monitoraggio degli indicatori economici e soprattutto riforme strutturali.

Ora i mercati temono una crisi di liquidità del sistema bancario europeo. Pensa che questo sia un rischio realistico? Le banche potrebbero avere bisogno di aiuti dall’esterno, forse anche attraverso il fondo salva-Stati?

Come ho già detto le banche devono rinforzare il loro bilancio e aumentare la propria elasticità. Per quanto riguarda la questione della liquidità la Bce offre prestiti in euro su base illimitata, a un tasso fisso e per la durata di una settimana, un mese o tre mesi. Riguardo agli aiuti abbiamo firmato a metà settembre un accordo tra cinque banche centrali (Fed americana, Banca di Inghilterra, Banca del Giappone e Banca nazionale svizzera, ndr) per fornire liquidità in dollari agli istituti europei fino al marzo 2012.

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