Romani va alla battaglia di Edison a mani nude

romani-paolo-SLIDERLa cordata che avrebbe dovuto rilevare le centrali elettriche non è mai nata. L’Acea guarda solo al proprio core business

 

ROMA – Tutto lascia presagire che il ministro Romani dopodomani andrà all’incontro con il presidente francese di Electricitè de France a mani vuote. L’appuntamento era stato fissato proprio per cominciare a discutere di una nuova proposta italiana per la spartizione di Edison, dopo lo stop imposto da Tremonti alla precedente versione nella primavera scorsa. Chissà se a questo punto, non avendo nulla in mano, il nostro responsabile del dicastero dello Sviluppo economico inventerà qualche pretesto per rimandare l’incontro?

La verità è che non solo non c’è un documento su cui discutere, ma non c’è nemmeno il presentatore, cioè quella cordata italiana di cui si è ventilato nelle scorse settimane. L’unico che tenacemente continua a battersi per rilevare le nove centrali elettriche da Edison è il “povero” Zuccoli, il presidente del consiglio di gestione della municipalizzata milanese A2A, che però si guarda indietro e si accorge di essere in perfetta solitudine.

Non lo segue infatti nessuno dei potenziali partner (o almeno non lo fa con la dovuta forza e determinazione). Anzi, pare che nemmeno a casa propria gli azionisti siano entusiasti della prospettiva. Sia il sindaco di Milano, Pisapia, che quello di Brescia, Paroli, hanno una paura nera che i soldi necessari a comprare le centrali possano prosciugare i ricchi dividendi che A2A ha loro distribuito finora. Insomma sembra che anche loro guardino con molto maggior interesse all’uovo oggi che alla gallina domani.

Non parliamo degli altri possibili compagni di cordata. La Iren di Torino è stata quella che fino ad oggi si è tirata più indietro sentendosi la cenerentola della compagnia e non sarà Piero Fassino a convincerla del contrario. L’Acea di Roma, dopo una dichiarazione di generica disponibilità ad esaminare il dossier, è scomparsa. Romacapitale.net ha provato ad approfondire l’argomento con il gruppo di piazzale Ostiense, ma non è andata oltre una vaga manifestazione di interesse, legittimando il sospetto che in realtà ai soci di riferimento dell’Acea la produzione di energia elettrica non sta poi tanto a cuore. Loro guardano piuttosto alla “ciccia”, cioè agli investimenti nelle grandi reti di distribuzione dell’acqua e del gas, nonché alla realizzazione del nuovo termovalorizzatore.

Si ripete dunque ancora una volta la sindrome suicida dell’industria italiana. Così, mentre gli italiani litigano tra loro (o si nascondono dietro gli angoli), monsieur Proglio si frega le mani.

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