Tutto da rifare al Poligrafico dello Stato

PoligraficoCon il rinnovo del management comincia una nuova era dopo la contestata gestione targata Ferranti-Mazzei

ROMA – È finito il tempo delle vacche grasse. O almeno ci sta provando il ministro dell’Economia. Con un recente atto di indirizzo, Tremonti ha provveduto al rinnovo del consiglio di amministrazione dell’Istituto Ooligrafico e Zecca dello Stato, con conseguente rimozione dall’incarico dell’amministratore delegato Ferruccio Ferranti e del presidente Roberto Mazzei, in anticipo rispetto al termine contrattuale, e la nomina di Maurizio Prato quale amministratore unico dell’Istituto.

Contemporaneamente il ministero ha provveduto all’emissione di un nuovo atto di indirizzo strategico che fissa, quale obiettivo prioritario, la creazione di un soggetto terzo in cui vadano a confluire competenze dell’Istituto e di Sogei SpA per l’avvio del progetto della carta di identità elettronica. Progetto tanto caro al ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta che non perde giorno per scrivere al suo collega di via XX Settembre, sollecitandolo ad accelerare l’emanazione del provvedimento.

Ma torniamo al Poligrafico. La gestione degli ultimi anni, targata Ferranti-Mazzei è stata contraddistinta per importanti, gravi e significative violazioni del codice degli appalti pubblici, per affidamenti diretti oltre soglia, per assunzioni di dirigenti secondo logiche clientelari e comunque senza procedure trasparenti, e per contenziosi amministrativi di ragguardevole portata. Lo dicono gli innumerevoli interventi sanzionatori dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici.

A solo titolo di esempio, e senza pretesa di esaustività, si ricordano alcune delibere emanate in questo senso dal Garante. Nel maggio del 2008, l’Autorità sanziona la fraudolenta violazione del codice degli appalti da parte dell’Istituto poligrafico, attuata attraverso l’affidamento diretto di forniture relative al progetto di passaporto elettronico per 150 milioni di euro. Dopo neanche un anno, ad aprile 2009, l’Autorità condanna l’affidamento diretto a sette subfornitori di lavorazioni attinenti al bollino farmaceutico per 25 milioni di euro. Nel giugno del 2010, il Garante bolla come illegale l’affidamento diretto dei processi di generazione della Gazzetta Ufficiale, effettuato dall’Istituto poligrafico a favore di Techné Srl con la fraudolenta modalità della scomposizione del totale da affidare in lotti, con importi singoli sotto soglia e per un totale di circa un milione di euro. Infine arriva l’attività di segnalazione a maggio di quest’anno con cui l’Autorità auspica l’inibizione ad esperire bandi di gara da parte dell’Istituto per forniture relative ad attività e progetti gestiti in monopolio. Ultima, non certo per importanza, l’erogazione di oltre 6 milioni di euro per attività di consulenza, nel periodo 2009-2011, e l’elargizione di premi e bonus al management per il raggiungimento di obiettivi di fatturato.

Sulla gestione dell’Istituto è intervenuta recentemente anche la Corte dei conti che, nella sua relazione, parla chiaramente di incapacità e mancanza di trasparenza gestionale, di risultati finanziari che appaiono positivi solo grazie alla mancata attuazione del regime di contabilità separata, di illecita determinazione dei prezzi delle produzioni proprio a danno del Ministero.

Giunti a questo punto, l’onorevole Gianpiero De Toni dell’Italia dei Valori chiede al ministro dell’Economia e delle finanze se il nuovo amministratore sia al corrente della grave condotta gestionale che sinora ha connotato il management e la dirigenza dell’Istituto e quali atti, piani o programmi intenda promuovere per garantire e ripristinare il trasparente impiego delle risorse pubbliche affidate all’Istituto poligrafico e assicurare la piena attuazione in tempi ragionevoli dell’atto di indirizzo strategico.
A questo si aggiunge la notizia, arrivata ieri, di un ulteriore provvedimento del Garante della privacy contro l’Istituto per trattamenti illeciti effettuati sui dati personali dei dipendenti. “Troppe violazioni, servono più tutele per i dipendenti dell’Istituto Poligrafico”, ha scritto l’Autorità.

La decisione è stata adottata dal Garante a seguito di nuovi accertamenti effettuati per verificare la corretta applicazione della normativa in materia di protezione dei dati personali riguardo all’utilizzo di Internet, posta elettronica aziendale, sistemi di telefonia su Internet, nonché per verificare la correttezza dell’operato degli amministratori di sistema. Il provvedimento del Garante è stato trasmesso alla magistratura per le valutazioni di competenza. Nel corso delle indagini è emerso che, attraverso un sistema di filtraggio che consentiva la memorizzazione degli indirizzi delle pagine web effettivamente visitate o anche semplicemente richieste, il Poligrafico monitorava in modo sistematico e all’insaputa dei dipendenti le attività su internet, conservando le informazioni per un ampio periodo di tempo. Venivano inoltre conservati per un tempo indeterminato i numeri di telefono chiamati da ogni dipendente tramite Voip e la durata delle singole conversazioni.
Trattamenti questi, non consentiti dallo Statuto dei lavoratori, che vieta il controllo a distanza dei lavoratori, ammettendolo solo in casi particolari e con l’adozione di necessarie garanzie. I dati trattati dall’Istituto in violazione di legge non potranno quindi essere più utilizzati. Il Poligrafico potrà conservare le informazioni finora raccolte solamente in vista di una eventuale acquisizione da parte dell’autorità giudiziaria.

Contestualmente al divieto, l’Autorità ha ordinato al Poligrafico di informare dettagliatamente i propri dipendenti sulle modalità d’uso e di archiviazione della posta elettronica e di rendere conoscibili all’interno della società le identità degli amministratori di sistema, le cui operazioni dovranno essere tracciabili. Con riferimento ai fatti accertati è stato infine avviato un procedimento sanzionatorio per violazione degli obblighi di informativa e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Insomma all’Istituto serve un cambio di rotta radicale nella gestione tecnico-amministrativa senza il quale non saranno possibili tutta una serie di riforme necessarie non solo alla pubblica amministrazione, ma all’intero Paese.

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