Aperti a Roma gli Stati generali della cultura

auditorium-sliderAmministratori locali da tutta Italia all’Auditorium per riaffermare il ruolo strategico della cultura e del turismo

ROMA – Per uscire dalla crisi e tornare a crescere occorre prima di tutto puntare su quei settori strategici che, nonostante la congiuntura negativa, non solo hanno retto ma mostrano segnali di grande vitalità. Risorse come la cultura e il turismo rappresentano storicamente per l’Italia asset decisivi in grado di attrarre investimenti, mobilitare capitali e creare occupazione. Con queste parole amministratori locali, manager pubblici e privati, imprenditori, politici e operatori hanno aperto oggi a Roma gli Stati Generali della cultura e del turismo.

L’incontro, promosso da Federculture, Anci, Upi, Conferenza delle Regioni e Legautonomie, vedrà confrontarsi per due giorni sul palco dell’Auditorium amministratori ed esperti sui grandi temi della politica culturale, come la partnership pubblico/privato, lo sviluppo compatibile per le città e i territori, la valorizzazione del patrimonio culturale per il rilancio dei territori, la gestione dell’indotto generato dalla produzione culturale e il welfare della cultura.

Nella prima giornata di lavori è stato sottolineato come, dopo due manovre correttive che ancora non sembrano in grado di rassicurare i mercati, il tema della crescita va posto al primo punto dell’agenda economica dei prossimi mesi. Come sanno bene gli amministratori locali che negli ultimi vent’anni hanno puntato sulla cultura per promuovere riqualificazione urbana, innovazione e attrattività turistica, questa resta il fattore più riconoscibile nell’immagine del nostro Paese all’estero e elemento distintivo delle nostre produzioni nel mercato globale. Un settore vivo e fertile che, a dispetto della crisi, ha visto la spesa delle famiglie nel 2010 crescere del 4,9% rispetto all’anno precedente, i visitatori delle dieci più importanti mostre raggiungere i due milioni, i visitatori dei musei statali aumentare nel primo semestre di quest’anno del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2010.

A fronte di questa vitalità, lo Stato negli ultimi dieci anni ha ridotto il proprio impegno nella cultura del 32,5% e lo stanziamento del ministero per i beni e le attività culturali quest’anno è sceso alla soglia minima di 1,5 miliardi di euro pari allo 0,2% del bilancio pubblico totale. Aprendo i lavori della prima giornata degli Stati generali della cultura, il responsabile della cultura dell’Anci, Andrea Ranieri, ha detto: “Come sanno le imprese più attente e i governi più lungimiranti, ora è tempo di riprogettare il futuro, di ricostruire prospettive, di investire sul sapere e sulla ricerca, di ridar spazio all’economia reale che, nell’economia della conoscenza, richiede la capacità di riprendere ad investire sulla redditività differita. Diversamente ci si avviterà in un ciclo perverso”.

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