Caso Tarantini: Laudati si difende al Csm

Antonio_Laudati_bisIl procuratore di Bari ascoltato per oltre quattro ore dalla Pirma Commissione: non lascia l’incarico

ROMA – Oltre quattro ore a Palazzo dei Marescialli. E’ stata una lunga audizione quella del procuratore capo di Bari Antonio Laudati di fronte alla Prima Commissione del Csm, che ha aperto un’istruttoria sulle possibili anomalie dell’inchiesta sul caso Tarantini. Laudati è stato tirato in ballo del sostituto Giuseppe Scelsi, che lo accusa di aver ritardato l’istruttoria sul giro di escort portate da Gianpaolo Tarantini nelle residenze del premier Silvio Berlusconi.

Ma il procuratore di Bari, secondo quanto si è appreso, si è difeso dalle accuse, annunciando tra l’altro di non avere intenzione di lasciare l’incarico. Niente dimissioni dunque per Laudati, che avrebbe presentato ulteriore documentazione alla Prima commissione di Palazzo dei Marescialli, che, sulla base dell’esposto di Scelsi e della sua audizione di lunedì scorso, dovrà ora decidere su un eventuale trasferimento d’ufficio del procuratore capo di Bari per incompatibilità ambientale. Laudati è indagato anche dalla procura di Lecce con le ipotesi di reato di abuso d’ufficio, favoreggiamento e tentata violenza privata ai danni di Scelsi.

L’ipotesi di un passo indietro del procuratore, e quindi delle sue eventuali dimissioni, era stata ventilata in base ad alcune  sue dichiarazioni secondo cui se un procuratore e’ indagato non può continuare a svolgere il suo ruolo con serenità. Ma Laudati, prima di lasciare il Csm a bordo della sua auto, si è detto “molto tranquillo e molto soddisfatto”.

Il Csm potrebbe presto occuparsi anche di un’altra vicenda denunciata in un’interpellanza al ministro Nitto Palma sulla situazione della magistratura reggina, a firma dell’onorevole Angela Napoli. ”A Reggio Calabria c’e’ un clima pesante e torbido: si mormora, si rilasciano dichiarazioni ed interviste, si leggono e si ascoltano notizie varie, con l’unico risultato che un cumulo di fango si è abbattuto sul settore della giustizia e, in particolare, su quello reggino e nazionale che combatte la criminalità organizzata”: così scrive il deputato di Fli, che aggiunge come appaia “ingiustificabile la mancanza di attenzione che il ministro della giustizia avrebbe dovuto già aver posto, considerato che la gestione dei collaboratori di giustizia ha portato al coinvolgimento di due magistrati di non poco conto, il Procuratore della DDA di Reggio Calabria e il numero due della DNA”.

Ferme restando le competenze del caso da parte del Csm, l’on. Napoli si domanda “quali i motivi che hanno portato il ministro della Giustizia, a differenza di altre situazioni, a non avviare da subito una indagine conoscitiva sulla situazione creatasi nel settore della giustizia che vede coinvolti magistrati reggini e che ha riportato nel capoluogo calabrese una nuova stagione di veleni e quali le iniziative che intende avviare al fine di far emergere ciò che si nasconde sotto la coltre di fango che ha ricoperto parte della magistratura antimafia in questione”.

La deputata non si sottrae neppure dal denunziare al ministro della Giustizia “il pesante stato di confusione (evidenziato dallo stesso procuratore Giuseppe Pignatone) nonche’ le nebulose immagini che sono calate su buona parte della giustizia di quella provincia. Molto dello stato confusionale registrabile nel settore della giustizia reggina – conclude – potrebbe essere addebitato alla gestione, in alcuni casi leggibile come ‘manovrata’, dei cosiddetti pentiti”.

(Valentina Marsella)

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