I tanti, forse troppi, processi a Berlusconi. Il punto

berlusconi-epaCon il rinvio a giudizio di oggi, nell’ambito dell’inchiesta Bnl-Unipol, il presidente rischia fino a 5 processi a suo carico

ROMA – Potrebbe allungarsi ancora l’elenco dei processi avviati a Milano contro Silvio Berlusconi. Una nuova grana giudiziaria travolge il premier, già imputato nel capoluogo lombardo per le vicende Mills (corruzione in atti giudiziari), Mediaset (frode fiscale), Mediatrade (frode fiscale e appropriazione indebita) e Ruby-gate (concussione e prostituzione minorile). La procura ha infatti chiesto questa mattina di rinviarlo a giudizio per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta Bnl-Unipol. E lo spettro di un nuovo processo – sarebbe il quinto che si celebra a suo carico soltanto a Milano – è ora più concreto.

La vicenda è quella del passaggio di mano del file audio della telefonata intercettata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte dai magistrati che sei anni fa indagavano sul tentativo di scalata di Unipol a Bnl. Un’intercettazione pubblicata da ‘Il Giornale’ il 31 dicembre 2005, quando il suo contenuto non era stato ancora trascritto negli atti di indagine: quel giorno sulla prima pagina del quotidiano di via Negri comparve il virgolettato ”Allora, abbiamo una banca?”.

Le conseguenze furono subito dirompenti, più sul piano politico che su quello propriamente giudiziario. La domanda rivolta da Fassino all’allora numero uno della compagnia assicurativa bolognese per conoscere l’esito del rastrellamento di azioni Bnl, si trasformò infatti in un terremoto capace di travolgere tutto il centrosinistra. E per l’Unione di Romano Prodi, che fino ad allora volava nei sondaggi, fu l’inizio di un inarrestabile crollo di consensi. La richiesta di rinviare a giudizio Berlusconi è una mossa praticamente obbligata per la Procura di Milano dopo l’imputazione coatta disposta a carico del premier dal gip Stefania Donadeo che ha detto no alla richiesta di archiviazione del pm Maurizio Romanelli.

Ora la palla passa al gup Maria Grazia Domanico: sarà sua l’ultima parola sul destino processuale del Cavaliere. In linea teorica, tuttavia, la Procura potrebbe anche in sede di udienza preliminare non sostenere l’accusa e ribadire una richiesta di archiviazione. In questo caso, Berlusconi sarebbe l’unico giocatore della partita ad uscirne pulito: suo fratello Paolo è già stato rinviato a giudizio, un imprenditore coinvolto nella vicenda è stato condannato con rito abbreviato, altri due faccendieri hanno patteggiato la pena.

Nell’udienza preliminare peseranno come un macigno le parole usate dal gip Donadeo per chiedere l’imputazione coatta di Berlusconi: nel provvedimento, il giudice descrive il premier come “l’unico interessato alla pubblicazione della notizia riguardante l’avversario politico”. Al punto che lo scoop de ‘Il Giornale’ ebbe, secondo la Donadeo, l’effetto di un vero e proprio “regalo” per il Cavaliere, soprattutto alla luce del risultato elettorale delle successive elezioni politiche, vinte sì dalla coalizione di centrosinistra, ma soltanto per un pugno di voti. E’ forse anche per questo che Piero Fassino intende costituirsi parte civile nell’udienza preliminare che prenderà il via nei confronti di Berlusconi presumibilmente nel mese di dicembre. L’attuale sindaco di Torino è già parte offesa in questa vicenda (ha ricevuto 40.000 euro di risarcimento da uno dei personaggi coinvolti) e, se c’è stato un reato compiuto da Berlusconi, intende ottenere dal premier un risarcimento adeguato.

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