Malagrotta, la Procura apre un’inchiesta per morti di cancro

malagrotta-sliderL’ipotesi di omicidio colposo per stabilire se la morte sia stata provocata dalle emissioni dell’impianto

ROMA – Malagrotta ancora nel mirino. Stavolta però da parte della procura di Roma che oggi ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di omicidio colposo per stabilire se la morte di quattro persone, avvenute tra il 2008 e il 2010, sia stata provocata dalle emissioni dell’impianto di smaltimento dei rifiuti di Malagrotta. Gli inquirenti però non vogliono fare luce soltanto sul caso dei quattro residenti uccisi dal cancro, c’è anche un altro fascicolo, per lesioni gravi, aperto sulla base di decine di esposti. Il cuore dell’indagine è la tragedia vissuta dai familiari delle quattro vittime negli ultimi tre anni: la morte è sopraggiunta in tempi molto brevi, a pochi mesi dalla diagnosi di cancro.

“Cittadini che abitano vicino alla discarica – secondo fonti della Procura – e hanno denunciato di essersi ammalati di tumore a causa delle esalazioni. L’indagine è condotta dal procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e dal pubblico ministero Alberto Galanti che, nei prossimi giorni, dovrebbero disporre una consulenza epidemiologica per chiarire se esista un nesso reale tra le patologie dei residenti e l’impianto di smaltimento di Malagrotta”.

L’apertura di un fascicolo per omicidio colposo da parte della Procura, conferma che la situazione a Malagrotta è grave e preoccupante – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. In questi anni abbiamo lanciato con il Comitato di Malagrotta molti allarmi sull’impatto ambientale in quell’area, dove si concentrano impianti industriali che determinano significative emissioni. Oltre alle analisi fatte autonomamente, è stata poi l’Arpa Lazio a evidenziare dei valori ben al di fuori delle norme nelle acque, per alcuni importanti inquinanti, metalli pesanti soprattutto. Serve una riduzione di quegli impatti e non si può pensare solo di spostare il problema altrove a Fiumicino, Riano o chissà dove. Il commissariamento, in tal senso, è ulteriormente dannoso, toglie responsabilità agli enti locali e rende impossibile il confronto con i cittadini su un tema così importante, restringendo i tempi e le modalità delle procedure.”

“Dopo decenni nei quali a Roma e nel Lazio i rifiuti sono stati conferiti per oltre l’80% in discarica, sarebbero davvero nefasti gli effetti del nuovo piano regionale – afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Per superare Malagrotta non basta individuare numerosi siti per discariche e inceneritori, tra i quali quelli di Riano e Fiumicino, ma serve piuttosto una nuova strategia per la raccolta differenziata, la riduzione e il riuso, con azioni concrete e investimenti”.

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