Gara per il gas: Acea, no tu no

AceaDopo una cordata mai nata di imprese italiane, la multiutility sembra esclusa dalla gara per la distribuzione del gas

ROMA – L’Acea assomiglia ogni giorno di più alla sora Camilla che tutti la vogliono ma nessuno se la pija. Dopo infatti il fantasma della cordata italiana per il riassetto di Edison, che non si è neppure mai materializzato, adesso pare che l’azienda romana municipalizzata sia stata addirittura esclusa di fatto dalla gara per l’attribuzione della rete cittadina del gas.

Per la verità, nella partita milanese condotta dalle due aziende comunali di Milano e di Brescia, l’iniziale manifestazione d’interesse di Acea era caduta nell’indifferenza generale, tanto che non era stata mai chiamata ad un tavolo sia pure informale di concertazione con gli altri possibili partner, né lei stessa aveva insistito più di tanto per rientrare nel business della produzione di energia elettrica dopo la rottura intervenuta con i francesi di Gas de France. Poi, come si sa, il bambino (la cordata italiana) è morto prima ancora di nascere, con buona pace dei francesi, che si tengono ben stretta la Edison, e dell’assessore Tabacci che aveva liquidato brutalmente qualsiasi ipotesi italiana (“ma quale cordata, per fare che”).

In questa babele sarebbe interessante conoscere la posizione del Fondo per le imprese strategiche italiane della Cassa depositi e prestiti, che si chiama fuori dalla partita “perché in campo c’è già una manifestazione di interesse di Intesa Sanpaolo”, salvo incassare a stretto giro la smentita della stessa Intesa che dichiara: “Non abbiamo intenzione di prendere in considerazione l’ipotesi di partecipare al riassetto di Edison attraverso aumenti di capitale”. In queste condizioni, al ministro Romani, meschino, preso in mezzo a mille fuochi, non resta che dire: “Se i soci italiani ritengono che ci possa essere un investimento comune hanno l’occasione per farlo, il governo ne sarebbe ben lieto”.

A Roma la situazione è ancora più assurda. Le clausole del bando appena pubblicato, o meglio del disciplinare di gara per la concessione per 12 anni del servizio di distribuzione del gas nel Comune di Roma sembrerebbero escludere di fatto, per ragioni eminentemente finanziarie, la possibile partecipazione dell’Acea ad un appalto del valore stimato di 1,2 miliardi di euro. Di fronte ad una malaugurata ipotesi di questo tipo, il capogruppo Pd di Roma Capitale, Umberto Marroni, ha dichiarato a caldo: “Non vorremmo che il bando in questione fosse stato manipolato al fine di escludere la partecipazione di Acea. Inoltre su una politica così importante e strategica per la città è grave che il Sindaco non si sia neanche degnato di avvisare il Consiglio Comunale”. Un’ipotesi che sembra implicitamente confermata dal presidente della Commissione ambiente del Comune di Roma, Andrea De Priamo (Pdl), il quale ammette che “è pretestuosa la volontà di escludere Acea, che peraltro si occupa delle distribuzione di acqua e corrente elettrica”. Le polveri dunque sono state appena accese e ora si attendono i fuochi di artificio.

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