Al Maxxi ‘Indian Highway’, tra vecchio e nuovo mondo

INDIAN_01_ValayShende_CourtesySakshiGalleryMumbaiStoria, religione, sessualità si rivelano in opere di grande impatto visivo. In mostra fino al 29 gennaio

ROMA – Trionfa al Maxxi la mostra “Indian Highway” dedicata all’arte indiana contemporanea. Per chi ha avuto parole critiche nei riguardi di una struttura museale troppo dominante per i lavori degli artisti, è l’occasione di ricredersi.

Tutte le opere, allestite magnificamente, comunicano pensiero, forza, emozionano e ci sorprendono e, nonostante un linguaggio che risente della globalizzazione, ci parlano del mondo indiano, della sua cultura, della sua religione, della sua recente e rapida trasformazione. Le costanti contraddizioni tra il vecchio mondo, le tradizioni, lo stato sociale e le innovazioni tecnologiche che hanno travolto in modo repentino la vita di milioni di persone e hanno costretto a confrontarsi con i modelli occidentali, sembrano risolversi in una felice accettazione dei cambiamenti come si respira nella quasi totalità dei lavori esposti.

Storia, religione, vita quotidiana, sessualità si rivelano in opere di grande impatto visivo come per esempio nell’opera “Transit” di Valay Shende, un camion scintillante realizzato con palline di acciaio inossidabile, a grandezza naturale, in cui uomini, donne e bambini emaciati compiono viaggi verso i cantieri di lavoro. O ancora nella meravigliosa capacità artigianale della trapunta di piume, maglia e filo zincato di Sakshi Gupta. Nell’arguta riflessione politica e sociale delle performance e delle installazioni, come in quella costruita con materiali quotidiani miniaturizzati di Hema Upadhyay, o nell’assemblaggio di infinite pentole, stoviglie e bicchieri di acciaio inossidabile di Subodh Gupta o infine nelle finte ossa animali con cui Jitish Kallat ha costruito il caratteristico tuc tuc. Quattro le opere create in situ per il museo, che animano i corridoi, che invadono il pavimento: tutti linguaggi personali, così profondamente indiani che raggiungono emotivamente l’animo dei visitatori.

Non è solo l’amore per questo paese, comune ormai a tutti i viaggiatori occidentali, a indurre ad aderire così entusiasticamente a questa mostra, ma è il messaggio universale che ce ne viene trasmesso: accettare i cambiamenti e assecondarne profondamente la realizzazione.

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