Scade accordo Ares118 Cri: da domani ambulanze ai privati

AmbulanzaDal 1 ottobre più di sei postazioni passano alle Croci private. Il destino di 91 lavoratori appeso a un filo

ROMA – Dalla mezzanotte di stanotte cesserà la convenzione stipulata nel 2006 tra la Croce Rossa italiana e l’Ares 118 per i servizi di emergenza sanitaria a Roma e Provincia. La recessione della convenzione comporterà il passaggio di consegne tra la Cri e alcune associazioni di volontariato private ed enti che operano nel settore, in più di sei postazioni tra le quali Casal Palocco, Fontenuova, Lariano, Guidonia, S. M. Mole e Ponte Galeria (tutte dotate di un’autoambulanza), e la postazione Gordiani con due autoambulanze.

“La cessazione dell’accordo con la Croce Rossa – fa sapere l’Ares 118 – è stato inevitabile. Nell’ultimo tavolo in Regione sono arrivate dalla Cri richieste di rimborsi eccessivamente onerosi. Ci siamo visti dunque costretti a rivolgerci ai privati almeno in questo periodo ‘finestra’ di quattro mesi, fino a quando cioè non sarà indetta dalla Regione una gara europea per l’affidamento del servizio”.

Per quanto riguarda i 91 lavoratori che da stanotte perderanno il posto di lavoro, all’Ares spiegano che “a causa del blocco dei turn over e della stabilizzazione, non siamo oggi in grado di assumere personale. I lavoratori però, fino ad oggi legati alla Cri con un contratto a tempo determinato, saranno fatti migrare nei nuovi soggetti privati”.

Ma i diretti interessati non ci stanno. Da giorni infatti protestano davanti alla Regione Lazio per chiedere alla governatrice Polverini di tutelare le proprie garanzie e i propri diritti. “Non firmeremo – annunciano i lavoratori – un rapporto privatistico con soggetti terzi. Già con la stessa Croce Rossa anni fa vincemmo una causa per delle mancate spettanze per più di 600 mila euro. Ora non vogliamo metterci in mano a dei privati che peraltro non potranno assumere molti degli autisti per via della loro stessa natura. Le croci private infatti sono Ncc e gli autisti devono possedere la patente K, mentre noi abbiamo quella normale. Infine – concludono gli ex dipendenti, in gran parte autisti barrellieri – siamo stati formati con appositi corsi a spese dell’Ares, abbiamo prestato servizio nelle ambulanze per sette anni e oggi non abbiamo nessuna intenzione di svendere la nostra professionalità”.

Da domani rimarranno nella gestione della Croce Rossa solo le sei postazioni ‘storiche’, ovvero Casilino, Cassia, Civitavecchia, Nomentano, Prenestino e Tiburtino. Per tutte le altre ieri sera è stato firmato l’accordo tra l’Ares 118 e le croci private che quindi da stanotte assicureranno il trasporto ospedaliero.

Contro l’entrata di soggetti terzi e privati nella sanità pubblica, si sono levate diverse voci. Durissimo il capogruppo e segretario regionale dell’Italia dei Valori Vincenzo Maruccio. “Un altro durissimo colpo alla sanità pubblica, ancora più grave perché si tratta di primo soccorso. Oltre ai disservizi che potrebbe creare la chiusura di diverse postazioni, questa decisione comporterà la conclusione del rapporto di lavoro tra la Cri e circa 90 lavoratori (ex Ares) che da più di 5 anni assicurano l’emergenza sanitaria sul territorio di Roma e Provincia. Ulteriore conseguenza di questi licenziamenti potrebbe essere la difficoltà di gestione delle restanti sei postazioni ancora in Convenzione tra la Cri e l’Ares 118 e le convenzioni con aziende ospedaliere S. Camillo e Spallanzani per il trasporto degli infermi da ospedale a ospedale.
Insomma, siamo di fronte alla smobilitazione completa del primo soccorso in una parte importante del territorio regionale, a tutto vantaggio dei privati che sostituiranno la Cri con contratti più onerosi per le casse pubbliche e meno efficaci dal punto di vista del servizio. Si sta smantellando un servizio di prima necessità e le conseguenze drammatiche che potrebbero scaturire da questa decisione – conclude Maruccio – devono avere da subito un responsabile con nome e cognome”.

“La crisi colpisce anche i servizi essenziali come i soccorsi d’emergenza”. A denunciarlo è l’Usb (Unione sindacale di base) che, avverte “da domani sarà a rischio anche il servizio di ambulanze del 118”. Secondo il sindacato, i 91 precari, da tempo impegnati nel servizio 118 in convenzione con l’Ares, hanno ricevuto le lettere di licenziamento dalla Croce Rossa Italiana. Ritiene inoltre “gravissimo che un ente come la Cri abbia scelto di abbandonare un servizio per lei da sempre qualificante”. I soccorsi, nel momento in cui la Cri lascerà, “resteranno in mano ad associazioni ed enti privati che operano nel settore senza garanzie di qualità e professionalità”. I sindacalisti attaccano poi il commissario della Croce Rossa: “Così si lasciano al loro destino incerto 91 lavoratori e le loro famiglie. Si tratta di un ulteriore segnale di incapacità gestionale e cinismo, nonché del grave stato di degenerazione di questa istituzione pubblica”.

Il commissario però, interpellato da Romacapitale.net, controbatte: “Lasciamo una parte del servizio per impossibilità a continuare. Ai 91 lavoratori ex Ares avevamo però già in precedenza annunciato che il rapporto di lavoro con noi doveva cambiare. L’avvocatura di Stato infatti – spiega il Commissario del Comitato Provinciale di Roma, Flavio Ronzi – aveva fatto sapere che il personale doveva essere assunto attraverso le agenzie interinali essendo noi un ente pubblico e quindi con un contratto diverso da quello fin qui sottoscritto. Nessuno però dei dipendenti ha accettato tale decisione. Il problema quindi adesso è dell’Ares e della Regione”.

In effetti nell’accordo appena scaduto si legge che “allo scadere della convenzione, il personale cesserà ogni rapporto con l’ente (Croce Rossa, ndr) e verrà messo a disposizione dell’Ares che, d’intesa con il competente assessorato regionale, provvederà a mantenerlo in attività per la sempre maggiore professionalità ed affidabilità acquisita nel tempo nella risposta extraospedaliera alle emergenze sanitarie”.

A chiedere l’assunzione degli operatori anche il capogruppo e il consigliere della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile. “Nel ribadire la necessità di garantire stabilità lavorativa ai lavoratori che svolgono un compito così importante, sollecitiamo la Regione a intervenire per tutelare la qualità di un servizio essenziale per i cittadini. Questo vuol dire tenere fuori i privati dalla sanità e procedere ad assunzioni direttamente da parte dell’Ares 118. Ricordiamo, infatti – concludono – che l’esternalizzazione dei servizi sanitari viene a costare molto di più alle tasche dei cittadini mentre l’assunzione da parte dell’Ares avrebbe costo zero”.

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