La sestina italiana all’Ufficio europeo antifrode

berlaymont-SLIDERPer il comitato di vigilanza Olaf chiesto un candidato per ogni Paese membro. Ma l’Italia ne ha proposti sei

BRUXELLES – Tra i due litiganti il terzo gode. O il quarto. O il quinto. In perfetta analogia con quanto sta succedendo ai vertici di Bankitalia, dove il valzer Grilli-Saccomanni è diventato piuttosto un ballo di gruppo con la partecipazione aggiunta di Ignazio Visco e Lorenzo Bini Smaghi, anche all’appuntamento per il rinnovo del comitato di sorveglianza dell’Ufficio europeo antifrode l’Italia si è presentata con una lista esagerata di candidati: sei nomi, nonostante la Commissione ne avesse chiesto solo uno.

Si tratta dell’ex magistrato e oggi presidente della Garzanti Libri, Gherardo Colombo; Andrea Lo Gaglio; Bernardo Giorgio Mattarella, figlio dell’esponente Dc e Ppi Sergio che fece approvare la legge elettorale “mattarellum”. E ancora Lorenzo Salazar, magistrato e direttore dell’Ufficio affari legislativi al ministero della Giustizia; Ernesto Ugo Savona; e Cinthia Pinotti, magistrato presso la Corte dei conti.

L’Ufficio europeo antifrode (Olaf) è stato istituito nel 1999 dalla Commissione allora guidata da Romano Prodi, con l’obiettivo di contrastare corruzione e frodi finanziarie nell’Ue. Il comitato di sorveglianza, nominato ogni tre anni, ha il compito di vigilare sull’Ufficio stesso. Quello attuale, presieduto dalla tedesca Diemut Theato, terminerà l’incarico il prossimo novembre e per questo la Commissione ha cominciato a sentire tutti gli Stati, più l’Islanda, per arrivare a una rosa di nomi da cui saranno scelti i cinque membri per il prossimo triennio.

Dal Regno Unito a Malta, dal Portogallo all’Ungheria i Paesi hanno proposto uno o al massimo due nomi per un totale di 27. Uniche eccezioni la Romania, con tre candidati, e la sestina dell’Italia, che portano la rosa a quota 36.

Da Roma a Bruxelles, da palazzo Koch al Berlaymont, la musica sembra sempre la stessa. Febbre da pluricandidature o equilibrismo tra i tanti (troppi?) interessi in gioco? Certo è che dopo la formalizzazione dei sei nomi all’Ufficio europeo antifrode, la patata bollente passa alla Commissione, cui rimane l’ingrato compito di sfoltire la rosa e arrivare alla nomina dei cinque membri.

L’Italia, insomma, è riuscita a cavarsela senza (per ora) scontentare nessuno. La prova del nove ci sarà a novembre, quando terminerà l’incarico dell’attuale comitato di vigilanza e sarà eletto il nuovo, per il triennio 2011-2014. Nello stesso mese, cioè, del delicato passaggio di testimone all’Eurotower.

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