Il caso Tbc al Gemelli travolge il ministro Fazio

fazio-ferruccio-SLIDERIl titolare della Salute denunciato dal Codacons, che chiede tre milioni di euro di risarcimento per ogni bambino

ROMA – La saga senza fine del caso Tbc al Gemelli. Dopo aver vinto il ricorso al Tar del Lazio, che ha riconosciuto le inadempienze della commissione regionale d’inchiesta sulla vicenda, il Codacons ha tirato in ballo Ferruccio Fazio. L’associazione ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma contro il ministro della Salute, per le ipotesi di abuso e ritardo di atti d’ufficio, e inottemperanza all’ordine del giudice.

La sentenza del tribunale amministrativo, intervenuta pochi giorni fa, ha riconosciuto l’esigenza di estendere i controlli a tutti i bimbi nati nel periodo in cui l’infermiera malata ha lavorato presso il reparto di neonatologia del Gemelli, quindi a partire dal febbraio 2010 (e non dal gennaio 2011, come previsto dalla commissione d’inchiesta istituita dalla Regione). La risposta di Fazio, che aveva investito della questione il Consiglio superiore di sanità, è stata però giudicata dal Codacons insufficiente perché di fatto non ha accolto le richieste del Tribunale.

Di qui la decisione di presentare un esposto. “Rivolgersi a soggetti diversi dallo stesso giudice che ha emanato l’ordine – hanno scritto gli avvocato dell’associazione – costituisce abuso di atti e omissione e dilaziona l’esecuzione dell’ordine con danno gravissimo per la collettività e per l’Erario. Allo stesso modo, prestarsi a dare pareri su un atto dovuto vincolante e preciso emanato da un giudice, da parte dell’organo Css può costituire il grave reato di concorso nella inottemperanza all’ordine del giudice”. La denuncia è stata inviata anche alla Corte dei Conti.

Nel frattempo, proprio a causa dei ritardi nell’esecuzione dei test ai piccoli nati prima del gennaio 2011, il Codacons ha chiesto tre milioni di euro di risarcimento in favore di ciascun bambino nato nel 2010 e risultato positivo al germe sulla tubercolosi. Secondo l’associazione, infatti, il ritardo con cui sono stati effettuati i test per i bambini nati al policlinico nel 2010 (perché la commissione d’inchiesta regionale aveva circoscritto il contagio al 2011) potrebbe aver causato un danno alla salute dei bimbi stessi, che hanno cominciato la profilassi solo in un secondo momento.

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