Il debutto del ministro Nitto Palma al Csm

nitto_palmaIl Guardasigilli al plenum bacchetta i magistrati in politica e quelli colpevoli di troppe esternazioni in pubblico

 

ROMA – Il primo obiettivo del neo-ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma? Avviare una “pacificazione” tra politica e magistratura, perchè è un “dovere” collaborare con le istituzioni che rappresentano i giudici. Alla sua prima partecipazione a una seduta straordinaria del plenum del Csm, il Guardasigilli si è mostrato favorevole ad aprire una nuova stagione di confronto sulle riforme. Ma non ha fatto sconti alle toghe, colpevoli di troppe esternazioni in pubblico. Palma, in particolare ha annunciato un “rapido intervento legislativo” che consenta di punire i troppi magistrati che rilasciano alla stampa interviste e dichiarazioni “prive di continenza e di misura” e che grazie a un vuoto normativo oggi vanno a ruota libera.

Non solo. Tra gli impegni del neo ministro, c’è quello di arrivare presto a limitare per legge l’ingresso dei magistrati in politica, quantomeno il loro rientro in toga, per evitare uno scambio di ruoli che crea “confusione” nei cittadini e appanna “l’immagine di terzietà della magistratura”. Se infatti vi è questo scambio di ruoli tra toghe e politica, “il cittadino, consapevole che non esiste un uomo per tutte le stagioni – ha fatto notare in plenum – viene privato dei punti cardinali e non riesce più a distinguere tra chi contribuisce alla formazione delle leggi, chi amministra la cosa pubblica e chi quelle stesse leggi è chiamato ad applicare”. Sulla politica niente sconti, insomma, ma sull’efficienza del sistema il guardasigilli propone una tregua all’Associazione nazionale magistrati, di cui ha lamentato l’assenza ai tavoli tecnici del ministero. E con l’annuncio di una legge per regolare il passaggio dalla toga alla politica e viceversa, il ministro sembra volersi proporre come interlocutore dell’Anm, del Csm e dello stesso Quirinale, che più volte si sono pronunciati sulla necessità di un intervento del legislatore.

Palma interviene dopo aver ascoltato le parole di apertura della seduta straordinaria pronunciate dal vice presidente di Palazzo dei Marescialli, Michele Vietti, che gli chiede di aprire una “nuova stagione” per segnare la fine dello “scontro istituzionale”, ma che boccia senza appello le riforme sulla giustizia della sua maggioranza: riforme “con le gambe corte”, legate a “prospettive e interessi particolari, estranei agli interessi del Paese”, come il processo lungo e quelle sul processo penale che piuttosto che velocizzare la giustizia vogliono complicarla e “indebolire” il ruolo del pm.

Anche vari consiglieri del Csm, criticano le riforme sulla giustizia della maggioranza e richiamano l’attenzione sulle ‘troppe delegittimazioni’ alle toghe. “Persiste un atteggiamento di ostilità e la voglia di ridurre l’incisività dell’intervento giudiziario – denuncia il togato di Magistratura democratica Vittorio Borraccetti -. Ne sono prova la prescrizione breve, il processo lungo e il ddl sulle intercettazioni telefoniche”.

Il togato di Magistratura indipendente Antonio Racanelli attacca invece la riforma costituzionale della giustizia: “Si è parlato di riforma epocale, ma in realtà è punitiva nei confronti della magistratura”. Così come la prescrizione breve e il processo lungo porteranno alla ”morte del processo penale”. Ma il consigliere richiama soprattutto l’attenzione sulle dichiarazioni da parte di autorevoli esponenti delle istituzioni che ledono l’indipendenza della magistratura: ”dica una parola- e’ stato il suo invito al ministro – per mettere fine al massacro istituzionale”. Sulla vita interna dell’ordine giudiziario si concentra invece l’intervento del Procuratore generale presso la Cassazione, Vitaliano Esposito, che sottolinea con preoccupazione i troppi “contrasti interni” agli uffici giudiziari, “il fenomeno incontrollato delle fughe di notizie” e un “disagio” che si è aggravato fino al punto da portare a “denunce penali reciproche tra magistrati dello stesso ufficio” (allusione non troppo velata al recente scontro fra gli inquirenti baresi). Conclusione colta ma allarmata: “Se è irrealistico pensare di attingere l’ideale platonico del ‘Kosmos’ – ha affermato il Pg – è realistico aspirare da parte nostra a non alimentare il ‘Chaos'”.

Tra i temi sul tappeto, anche le intercettazioni: argomento introdotto da Vietti, che ne parla come ”strumento insostituibile di indagine, senza il quale la concreta incisività del controllo di legalità risulterebbe pregiudicata”. Questioni su cui il Guardasigilli glissa, al di là di un richiamo sul costo eccessivo degli ascolti telefonici.”La situazione attuale – ha fatto notare – vede un costo complessivo annuo di circa 450 milioni di euro a fronte di una dotazione del relativo capitolo di imputazione di 280 milioni di euro”. Per questo sarebbero allo studio “delle soluzioni” per ridurre le spese forfettizzando i costi.

Dopo il completamento del percorso di riorganizzazione dell’amministrazione giudiziaria attraverso la revisione delle circoscrizioni, è indispensabile, per il Guardasigilli, “mettere mano al tema della riforma dello statuto giuridico della magistratura onoraria, per dare il giusto riconoscimento all’attività di questi cittadini e per evitare la dispersione delle preziose professionalità che nel tempo questa attività ha consentito di formare”. Infine, tema ultimo, ma non per importanza, affrontato ieri a Palazzo dei Marescialli, è il sovraffollamento carcerario attuale. Una priorità, ha concluso Palma, su cui intervenire rapidamente prevedendo “un’estensione della legge ‘svuota carceri’ del 2010”, anche se “i tempi di definizione di una richiesta da parte del giudice di sorveglianza oscillano tra i 140 e i 160 giorni”.

Palazzo dei Marescialli, all’indomani di questo “proficuo” incontro con il Guardasigilli, attende ancora di sapere chi andrà a sostituire l’ex consigliere Matteo Brigandì. Purtroppo anche oggi, appare possibile una nuova fumata nera dalla riunione del Parlamento in seduta comune, convocata alle 15 per l’elezione di un giudice della Corte costituzionale e di un membro laico del Csm. Dopo gli appelli del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e quelli – ripetuti – dei presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, i gruppi parlamentari si sarebbero accordati su due nomi: Sergio Mattarella, ex ministro del Pd, per la Consulta, e Ettore Adalberto Albertoni a Palazzo dei Marescialli al posto del leghista dichiarato decaduto dal plenum il 13 aprile scorso.

(Valentina Marsella)

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