Alenia Aeronautica se ne va da Roma: è bufera

Alenia_sliderIl piano di riorganizzazione del gruppo prevede anche  trasferimenti di personale al nord. Le reazioni

ROMA – All’annuncio del piano di riorganizzazione del gruppo Alenia Aeronautica, che prevede chiusure di sedi e stabilimenti e trasferimento di dipendenti al nord, oltre a diverse altre cose, è scoppiato il finimondo. I sindacati metalmeccanici, che si sono visti recapitare un pacchetto di misure drastiche già bello e confezionato, l’hanno respinto senza mezzi termini al mittente. Ma a strillare nello stesso modo sono stati gli amministratori locali campani e laziali, “scippati” a loro avviso di storici siti aziendali.

A Roma in particolare un compatto schieramento bipartisan è insorto contro la decisione di Alenia Aeronautica di chiudere le sedi della capitale e spostare a Varese 150 dipendenti, di cui 30 dirigenti. In testa naturalmente il Sindaco Alemanno che ha definito “inaccettabile la decisione del trasferimento” e si è incontrato ieri con i vertici della società senza alcun risultato. La presidente Polverini ha visto ieri il presidente della Finmeccanica, proprietaria del gruppo aeronautico con identico risultato, mentre il responsabile della Provincia, Nicola Zingaretti, ha tuonato: “La ventilata chiusura delle sedi romane di Alenia e il loro trasferimento al nord rappresenterebbe un altro duro colpo per l’economia del nostro territorio portato da questo governo sempre più Lega-dipendente”. Alla Camera intanto piovono le interrogazioni. Barbara Saltamartini (Pdl) invita alla mobilitazione “per evitare l’ennesimo schiaffo alla Capitale”, mentre Enrico Gasbarra (Pd) giudica il trasferimento della sede di Roma al nord “una follia, frutto di una politica basata sul potere del campanile, come nel Medioevo, solo per accontentare il feudo di Reguzzoni o di Cota”.

Già, perché il responsabile ultimo di questa decisione sarebbe Giuseppe Orsi, l’amministratore delegato di Finmeccanica succeduto a Guarguaglini, che in questo modo comincerebbe a pagare alla Lega Nord le cambiali politiche firmate per la sua nomina. La spiegazione è sembrata obiettivamente semplicistica a romacapitale.net che ha deciso quindi di andare a fondo per vedere come stanno effettivamente le cose, a cominciare dal “piano di rilancio dell’azienda”.

Il documento prende le mosse dalla difficile congiuntura economica mondiale, che ha visto la contrazione dei budget della difesa dei principali governi, un mercato globalizzato sempre più competitivo sia in termini produttivi che commerciali, un processo di razionalizzazione dei fattori produttivi volto a contenere i costi e ad aumentare la produttività. “Di fronte a questa crisi – ha detto l’ad di Alenia, Giuseppe Giordo – non potevamo attendere altri due anni senza far nulla per poi presentarci ai lavoratori e dire, ci dispiace ma dobbiamo licenziarvi, come hanno fatto di recente gli inglesi che hanno lasciato per strada 3.000 persone”.

Con queste premesse, il piano va giù duro.

  • –    Una riorganizzazione dell’azienda, accorpando attività omogenee per prodotto e ristrutturando la filiera produttiva in tre comparti, difesa, addestratori e civile;
  • –    Una significativa riduzione dei costi operativi;
  • –    Un incremento della redditività e una maggiore generazione di cassa;
  • –    L’esternalizzazione delle attività a minor valore aggiunto;
  • –    Un riequilibrio delle risorse umane  che interesserà circa 1.200 persone in accompagnamento alla pensione, altre 1.000 per le quali sarà utilizzata la CIGS per l’attuazione dei trasferimenti correlati all’ottimizzazione dei siti produttivi (leggi chiusura di Roma e di Casoria, ndr) e circa 500 risorse che saranno coinvolte nei processi di esternalizzazione. A fronte si prevedono circa 500 assunzioni;
  • –    Una serie di investimenti in nuovi prodotti aeronautici sia nell’area sud che a nord

Beh, l’impatto sull’occupazione è molto più morbido, ma i numeri non sono molto diversi da quelli di British Aerospace. Non siamo alle lacrime e sangue, ma nemmeno alle bazzecole, sopratutto se si ha riguardo ai dipendenti e alle loro famiglie coinvolte nei trasferimenti. Questa tuttavia è la logica industriale, per quanto possa apparire spietata, che mira sempre alla più efficace combinazione dei fattori produttivi. Se poi da qui si scivola in politica, o peggio nelle rivendicazioni di campanile, allora è tutto un altro discorso. Fino a prova contraria però, “la politica non c’entra nulla – afferma Giuseppe Giordo – e la verità è una sola: Alenia non licenzierà nessuno né in Campania né altrove, anzi investirà ancora in termini di qualità e tecnologia ”.

Sì, ma per parlar chiaro come si articola la riorganizzazione dell’azienda? “Oggi Alenia è al 30%  impegnata nel settore della difesa e al 70%  nel ramo del trasporto civile. Il piano prevede di concentrare a Pomigliano tutta l’ attività di ingegnerizzazione e produzione del ramo civile, di chiudere lo stabilimento di Casoria, ormai obsoleto, e di trasferire la manodopera a Nola; parliamo di 12 chilometri di distanza”. La sede legale viene portata a Varese e di conseguenza anche la direzione di Roma.
Le organizzazioni sindacali, come già detto, hanno espresso unitariamente il loro assoluto dissenso sul piano di riorganizzazione ed hanno avviato una serie di iniziative di lotta per mettere subito in chiaro le posizioni. “Ci aspettiamo che il segnale di profonda contrarietà al piano presentato sia esplicitato, anche da parte aziendale, con l’introduzione dei giusti correttivi atti a garantire le basi per una profonda discussione di merito per addivenire a soluzioni condivise. All’epilogo di questa trattativa non sono legate solo le sorti degli oltre 11.000 dipendenti di Alenia, ma il futuro dell’industria aeronautica italiana”.

L’appuntamento tra le parti è già fissato per domani a Roma e in quella sede ci si confronterà sugli elementi essenziali del piano che attengono in particolare ai problemi dell’occupazione e delle sedi di lavoro. Le posizioni, ribadite anche negli incontri di ieri, appaiono distanti. E’ dunque impossibile fare previsioni sull’esito del confronto ma, almeno per quanto riguarda Roma, stando a indiscrezioni raccolte da romacapitale.net sui due fronti del negoziato, una soluzione potrebbe essere trovata nel mantenimento di una “grossa, grassa” sede di rappresentanza nella capitale, coerente d’altronde con i molteplici rapporti che l’azienda intrattiene organicamente con l’amministrazione centrale dello Stato, con i grandi enti di ricerca e con le rappresentanze internazionali.

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