Acea denuncia Edf per l’acquisto Edipower

centrale-elettrica-SLIDERLa multiutility aveva già denunciato nel 2005 il gruppo francese, per l’acquisizione di alcune centrali dall’Enel

ROMA – La notizia è che l’Acea ”ha deciso di esercitare tutte le azioni legali possibili al fine di ottenere da parte di Electricité de France il riconoscimento del danno subito nel 2005 a seguito dell’acquisto, attraverso la controllata Edison, congiuntamente con Aem Milano (oggi A2A), la maggioranza di Edipower”. Con quell’operazione infatti si superò la soglia del 30% stabilita da un decreto del presidente del consiglio per la privatizzazione delle tre Genco dell’Enel (Eurogen, oggi Edipower, Elettrogen e Interpower), dove si stabiliva che ”l’eventuale partecipazione al capitale sociale di enti pubblici, anche economici, o di imprese pubbliche, italiani o esteri, sia complessivamente limitata, per un periodo non inferiore a cinque anni, nella misura massima del 30%”. Acea ha pertanto notificato ”una nuova denuncia all’Antitrust, che già nel luglio 2006 aveva segnalato la violazione al Parlamento e al Governo, sollecitando ”la rapida adozione di tutte le iniziative….”.

I contenuti essenziali di quella “segnalazione” dell’Antitrust meritano oggi di essere riletti.
“L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato intende formulare alcune osservazioni in ordine alle distorsioni della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato che possono derivare dall’attuale formulazione del D.P.C.M. 8 novembre 2000. E’ di tutta evidenza che, a seguito dell’operazione di concentrazione realizzata a livello comunitario, tramite la quale le società Electricité de France S.A. (di seguito EDF), interamente posseduta dallo Stato francese, e AEM S.p.A. (di seguito AEM), controllata dal Comune di Milano, hanno acquisito, attraverso un’impresa comune, il controllo congiunto di Edison in misura del 50% ciascuna, il limite disposto dal citato Decreto è stato superato. Infatti, Edison ha a sua volta acquisito dall’Enel Eurogen S.p.A. (ora Edipower). Pertanto l’acquisizione del controllo congiunto di Edison da parte di EDF e di AEM fa sì che la misura della partecipazione, seppure indiretta, di tali imprese pubbliche in Edipower superi ampiamente la descritta soglia del 30%.

“La violazione della norma di cui sopra costituisce un fatto molto grave in quanto suscettibile di pregiudicare lo sviluppo non distorto di un mercato liberalizzato. Con l’introduzione infatti del limite del 30% alla partecipazione di imprese ad enti pubblici al capitale delle c.d. Genco, si è voluto completare il processo di liberalizzazione del settore dell’energia elettrica………allo scopo di costituire un’occasione di notevole rilievo per consentire l’ingresso sul mercato di nuovi soggetti privati…

“Il diverso comportamento adottato dalle imprese pubbliche rispetto al citato limite del 30% ha prodotto effetti distorsivi sul mercato…….. Si rileva inoltre che alla descritta situazione non è estranea la formulazione (ambigua, ndr) del citato Decreto che non stabilisce le sanzioni applicabili in caso di violazione del limite alla partecipazione pubblica. La previsione di un limite all’espansione di un’impresa, non accompagnata da adeguati meccanismi “sanzionatori” può compromettere ulteriormente lo sviluppo di un effettivo contesto concorrenziale….

“Alla luce delle suesposte considerazioni, l’Autorità sollecita la rapida adozione di tutte le iniziative che possano risultare idonee a far cessare la violazione della citata norma ed a ripristinare una situazione di mercato tale da garantire il corretto svolgimento della concorrenza tra gli operatori.”

Era il 2006 e nessuno si è preoccupato da allora di raccogliere la raccomandazione dell’Antitrust. Bene ha fatto dunque l’Acea a (ri)sollevare il problema prima della scadenza del 31 ottobre quando, a causa delle incertezze e della miopia delle imprese italiane, i giochi in Edison saranno irrimediabilmente fatti con somma soddisfazione dei francesi di Edf.

Tra le incertezze e gli egoismi degli italiani va senz’altro inclusa una nota “risentita” di A2A che invece di mostrarsi interessata ad una mossa che potrebbe forse far rientrare dalla finestra il lodo Zuccoli, cacciato dalla porta, si limita a distinguere la sua posizione da quella di Edf. La municipalizzata milanese infatti precisa in una nota odierna che “con Acea ha definito transattivamente tale contenzioso in data 16 marzo 2010. Acea di conseguenza ha rinunciato agli atti e all’azione con riferimento proprio ai fatti trattati nel comunicato, ossia la denunciata violazione della normativa che prevede un limite del 30% per la partecipazione pubblica nel capitale della Genco”.

La precisazione di A2A, assolutamente legittima sul piano giuridico, appare priva di qualsiasi prospettiva o intelligenza strategica.

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