Allarme sicurezza, Ciotti: “L’economia è drogata”

Criminalita Per il segretario provinciale su Roma di Silp-Cgil non si può più parlare di infiltrazioni mafiose, ma di radicamento

ROMA – “Quello che preoccupa è la ‘qualità’ dei reati commessi ogni giorno a Roma, oltre alla quantità”. Il segretario provinciale Silp-Cgil Gianni Ciotti commenta a Romacapitale.net i dati dell’Osservatorio regionale sulla legalità. “Al di là delle statistiche, il contesto in cui nascono e le modalità di esecuzione degli omicidi portano la chiara firma della mafia”.

L’allarme criminalità a Roma continua ad essere questione controversa. Da un lato il “Rapporto sullo stato della sicurezza nel Lazio”, presentato in Regione lo scorso 4 ottobre, che descrive un 2010 meno delittuoso rispetto agli anni precedenti (con una postilla “riguardo alle risultanze dei primi sei mesi del 2011”: venti omicidi). Dall’altro la denuncia di alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, tra cui lo stesso Ciotti: “c’è una evidente discrepanza tra i dati diffusi dall’Osservatorio regionale per la legalità e i crimini fronteggiati ogni giorno dalla polizia nella Capitale”.

Nel mezzo della controversia le parole rassicuranti del documento presentato in Consiglio regionale che, per la provincia di Roma, ribadisce “che su buona parte dei fatti criminosi gli inquirenti hanno provveduto a fare piena luce, accertando come la quasi totalità dei delitti sia da ricondurre a lotte tra piccole bande locali per lo spaccio di droga e a conflitti maturati in ambito familiare”. “Alemanno fa il politico, ma non il poliziotto”, risponde Ciotti. “La ricostruzione di molti episodi fa pensare invece che ci troviamo di fronte a veri agguati e non a casi che prima venivano risolti con una scazzottata, come è stato detto”.

Dure critiche anche al protocollo “Mille occhi”, firmato lo scorso 15 settembre – ironia della sorte – proprio nel giorno in cui un 21enne con precedenti penali veniva gambizzato all’Eur. L’ennesima sparatoria in strada nell’arco di pochi giorni. “Un’intesa formale non è sufficiente a risolvere il problema della criminalità in un Paese che non ha la cultura della legalità”, aggiunge Ciotti. Secondo il segretario provinciale del Silp c’è, insomma, una sottovalutazione di quanto sta accadendo da parte delle autorità, “ma non è colpa di Alemanno: questo è un territorio in mano alle mafie e il crimine c’è sempre stato, come dimostra l’altissimo numero di confische effettuate a Roma negli ultimi anni. Solo che ora la situazione appare fuori controllo”.

L’iter delle mafie è classico: prendere prima l’economia per arrivare alla politica e ai grandi appalti. Uno schema in passato tipico del Meridione, che oggi è sempre più visibile a Roma. Conclude Ciotti: “Ormai non si può più parlare di infiltrazione malavitosa: ma di radicamento”.

Anche il presidente della commissione sicurezza della Regione Lazio, Filiberto Zaratti ( Sel) che ha convocato I sindacati di polizia, contesta i dati dell’osservatorio: “I dati presentati invece sono parziali. Prendiamo i ventisette omicidi dall’inizio dell’anno avvenuti nella Capitale, di questi nove risulterebbero di sicura origine mafiosa. L’Osservatorio si limita a parlare di guerra tra bande, o tutt’al più di “conflitti tra pregiudicati di scarso profilo criminale e, in taluni casi, di episodi di violenza intrafamiliare”. E’ un modo parziale e riduttivo di leggere un fenomeno che invece va visto ed esaminato in tutta la sua drammaticità”.

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