Filippino Lippi e Sandro Botticelli alle Scuderie

Madonna_col_BambinoUna mostra alle Scuderie del Quirinale aperta fino al 15 gennaio racconta i due grandi pittori fiorentini

ROMA – Noi romani conosciamo Filippino Lippi come il sommo autore degli affreschi della Cappella Carafa in Santa Maria Sopra Minerva e siamo sempre stati affascinati dal contrasto tra la poderosa costruzione rinascimentale dell’insieme, certamente appresa dall’artista tra il 1481 e il 1483 quando fu chiamato, giovanissimo, a completare gli affreschi della Cappella Brancacci a Firenze, lasciati in tronco dal grande Masaccio, e la narrazione leggera, fantasiosa, malinconica (una veduta moderna di Roma con un Laterano deserto e poetico) che si rivela nei particolari della natura, nelle figure isolate mosse da una leggera follia, nella bizzarria dell’architettura.

Abbiamo oggi la rara occasione di confrontare e approfondire la conoscenza del pittore in una magnifica mostra alle Scuderie del Quirinale dal titolo “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400” ricca di capolavori giunti dalle più importanti collezioni museali del mondo. Filippino subì l’influsso del padre Filippo Lippi frate carmelitano e del grande Sandro Botticelli del quale fu allievo e si confrontò con l’ambiente colto della cerchia neoplatonica di Marsilio Ficino intorno al quale gravitarono artisti e umanisti insigni. Ma fu anche sollecitato dal nuovo verbo predicato dal frate Gerolamo Savonarola aprendosi a curiosità mentali che saranno alla base della sua libera fantasia e delle novità formali della sua pittura.

La mostra attraverso opere grandiose, pale d’altare, piccoli dipinti, cassoni, porte intarsiate e una grande raccolta di documenti originali, mette a confronto l’artista con l’arte del suo tempo e i capolavori di suoi celebri contemporanei, tra questi naturalmente Sandro Botticelli. Le opere testimoniano la grande fama da lui conquistata attraverso le commissioni più importanti del tempo, la più famosa quella di Lorenzo il Magnifico ma prestigiose anche quelle di alcune istituzioni ecclesiastiche. E mentre Botticelli, in preda ad una crisi esistenziale, si ritirava dal lavoro, Filippino proseguiva, ricco e celebre, le sue storie mitologiche e i suoi soggetti religiosi.

(Maria Grazia Tolomeo)

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